lunedì 10 ottobre 2011

SPIGOLATURE LINGUISTICHE
A quei  lettori che sono armati di tanta pazienza:
Ci è piaciuto  dare a quest’angolo del nostro giornale il nome di “spigolature”. Il termine, riconducibile etimologicamente al  verbo “spigolare” = raccogliere  le spighe e quindi “ricercare”, richiama alla mente due immagini:
La prima è quella della fanciulla, che fra le gialle stoppie del campo ricerca pazientemente e raccoglie le spighe dimenticate dai mietitori; e a questo punto si pensa subito al personaggio suggestivo di L. Mercantini, la spigolatrice di Sapri, confermando quell’amor patrio che in occasione del 150° anniversario dell’Unità Nazionale ha animato la nascita di questo giornale.
La seconda immagine è quella del lavoro certosino, che quotidianamente e pazientemente svolge il ricercatore nel corso dei suoi studi e che in un certo senso ha caratterizzato anche la nostra indagine linguistica.
In verità è durata essa una vita e ha visto come protagonista eccellente il proverbio, il famoso “probatum verbum” di romana memoria, sempre gradito ai lettori, perché “detto confermato nel tempo dalla esperienza popolare”.
Ne sono stati raccolti tantissimi e per essi onore al merito va alle persone anziane delle ultime generazioni, che con perfetto senso di responsabilità sono riuscite a svolgere il loro ruolo di “depositari per eccellenza della saggezza dei progenitori; come sacerdoti fedeli, hanno consegnato alle generazioni future un patrimonio che è lo specchio di una civiltà ricca di valori e di ideali, di un mos maiorum , trasmesso quasi in veste di oracolo divino”.
Accanto ai proverbi, che noi in questa rubrica non tratteremo, in quanto già da quasi un anno stanno quotidianamente soddisfacendo curiosità e amore di antico dei frequentatori di facebook, hanno una grande valenza culturale e storica i modi di dire, le sentenze, gli aforismi, i motti, quelle frasi insomma che spesso sono chiamati “wellerismi” e che spesso si confondono con  i proverbi stessi.
Il wellerismo prende il nome da Sam Weller, sentenzioso personaggio del romanzo di Dickens “Documenti postumi del Circolo Pickwick”.
Tale Weller è solito avvalorare le sue affermazioni con citazioni di frasi, o realmente pronunciate da personaggi importanti o molto più spesso falsamente attribuite ad essi.
I wellerismi sono introdotti dal verbo “dire” nelle sue forme “dice”, “diceva”, “disse” ( quante volte noi stessi, per spiegare o avvalorare una nostra tesi, siamo soliti affermare: “diceva mio nonno!...”) ma spesso tale verbo si sottintende.
I nostri aforismi hanno quindi importanza notevole. Come i proverbi, “conservano e trasmettono la forza della saggezza dei nostri antichi padri; sono portatori di una magica e intensa espressione corale; affondano le loro radici nei valori dello spirito illuminato dalla mente e dalla rettitudine morale; hanno la freschezza, il colore che è proprio della cultura popolare e perciò comunicano calore e ci avvicinano; sono semplici, incisivi e soprattutto ci sollecitano a comportamenti positivi, invitano a osservare meglio, a vigilare bene, a rinvigorire la vitalità interiore e a indirizzarla verso un rapporto maturo, ma sempre gioioso con la vita”. (Vedi “Proverbi per un anno”, prefazione).
Dopo questo preambolo, necessario a far capire le intenzioni e gli scopi della nostra rubrica, ci dovremmo incanalare nella trattazione di qualche wellerismo; ma siccome ci siamo dilungati un po’ troppo, approfittando eccessivamente della vostra pazienza (e di questo chiediamo umilmente scusa)ci salutiamo, rimandando al prossimo numero l’esame del primo motto “Da’ ‘nǝ  kòlpǝ a rǝ kìrchjǝ e n’àtǝ a rǝ tǝmpàgnǝ” = “Dare un colpo al cerchio e un altro alla botte”.

                                                                                                             Devotamente
                                                                                                                Silvio Falato

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