domenica 25 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 31 Dicembre 

Ki nen zùta e nen travàglja nen po' sténne la tewàglja
Chi non suda e non travaglia non può stendere la tovaglia

Corrisponde al noto proverbio nazionale "Chi non lavora non mangia". Anche qui la cultura popolare ricorre a concetti più concreti e ad espressioni che evidenzino con forza i  caratteri della fatica(sudore e travaglio) e quelli del mangiare(lo stendere sulla tavola della tovaglia).
E' con questo auspicio ad impegnarci con costanza in tutte le nostre attività, chiudiamo il secondo anno di pubblicazione dei proverbi, sperando di avervi trattenuto in una conversazione piacevole e di avere compiuto un lavoro utile alla conservazione e diffusione della nostra cultura popolare. Ci rivedremo su altro argomento.
Proverbio di domani 30 Dicembre


"Ki pìglja la vìja de mjéze nen kàte màje"
"Chi prende la via intermedia non cade mai"

E' un'esortazione a non fare mai nella vita scelte rischiose e indirizzate verso mete singolari e lontane dalla consuetudine. Più agevole e senza pericoli è il percorso modesto e misurato, insomma "in medio stat virtus". 
Proverbio di domani 29 Dicembre

"Kèlle ke nen seccète ént'a n'ànne seccète ént'a n'òra"
"Quello che non succede in un anno succede in un'ora"

In un momento, quando meno te lo aspetti, può accadere quello che (temuto e non desiderato, ma anche auspicato e quindi atteso) non è accaduto per lunghissimo tempo.

giovedì 22 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 28 Dicembre

"Sùle re fèssa se pìgljane la megljère a prònta kàssa e la dòta 'nkredénza"
"Solo i fessi si prendono la moglie a pronta cassa (come i contanti) e la dote a credito"

Il significato letterale del proverbio rispecchia un mondo che fortunatamente oggi non c'è più; infatti è giustamente scomparsa la stessa dote, che un tempo svolgeva un ruolo fondamentale nel momento del fidanzamento. Comunque accettiamo l'insegnamento che il proverbio ci vuol dare dal punto di vista figurato: 
Stolto è colui il quale in un affare qualsiasi s'impegna ad accollarsi subito gli inconvenienti del negozio effettuato e accetta di godere in futuro quelli che saranno i vantaggi dell'affare stesso.  
Proverbio del Giorno 27 Dicembre

"Se maletjémpe addavère vo' fa',  ku re vjénte de sòtta edd'akkumencja' "
"Se maltempo davvero vuol fare, col vento di sotto deve cominciare"

Quello "di sotto" dalle nostre parti è il vento proveniente dal sud, lo scirocco, chiamato anche "vento di marina". E' portatore di acqua abbondante e quindi di vero maltempo.
Proverbio del Giorno 25 Dicembre

"Sànte 'ncjéle e kàrta 'ntérra!"
"Santo nei Cieli e carta sulla terra!"

Era la formula che si pronunciava quando, per liberarsi delle figure dei Santini ridotte in cattivo stato, le si buttavano sul fuoco, accompagnando il gesto con un segno di croce. 
Innato terrore del sacro!

domenica 18 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 24 Dicembre

"Tre kkòse arrewenjérne a Zi' Perqwòke: la tavérna, le fèmmene e re jwòke"
"Tre cose rovinarono Zio Percoco: la bettola, le donne e il gioco"

Il vino, il vizio delle donne e quello delle carte sono i tre mali che possono portare l'uomo alla rovina.


Proverbio del Giorno 23 Dicembre

"Sàna sanà, sàna sanà: kòm'è venùte akkussì se ne va"
"Guarisci guarire, guarisci guarire: come è venuto(il male) così se ne va"

Quando un bambino, in seguito a una caduta o a un urto, accusava dolore a qualche parte del corpo, premurosa arrivava la mamma e, effettuando un accurato massaggio sulla parte dolorante, cercava di mantenere calmo il malcapitato con la recita della suddetta formula. 
Era anche un mezzo per non ricorrere subito all'uso di medicine. 
Proverbio del 22 Dicembre

"La allìna se spènna mòrta"
"La gallina si spenna morta"

Avviso perentorio agli eredi, soprattutto di un congiunto ricco: bisogna avere la pazienza di aspettare che avvenga la morte del genitore o parente, per cominciare  a mettere mano ai suoi beni.
Proverbio del Giorno 21 Dicembre

"La làna, qwànde nen se vàtte, s'ammataràzza"
"La lana, quando non si batte si immaterassa(resta compressa)"

Come la lana del materasso, se non viene di tanto in tanto battuta e sfilacciata (operazione che richiedeva tempo e fatica) perde tutta quanta la sua morbidezza, così il difetto, se non viene corretto subito(e la correzione di un tempo prevedeva botte)può degenerare in vizio.

Osservazioni linguistiche:
S'ammataràzza: verbo costruito sul sostantivo "mataràzze", prestito dall'italiano "materasso", a sua volta dall'arabo "matrah" = luogo in cui è gettata o giace qualcosa.

mercoledì 14 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 19 Dicembre

"Da 'ne màle pahatòre scèppa sémpe kelle ke pwòje"
"Da un cattivo pagatore strappa sempre quello che puoi"

Se si è finito sotto le grinfie di qualcuno che di solito lascia insoluti i propri debiti, ci si preoccupi di prendere quello che si può e si sia contento, perché quel poco comunque rappresenta un guadagno rispetto al niente che si rischia di ottenere.

Osservazioni linguistiche:
 "Scèppa": v. tr. da "sceppà" = strappare; latino volgare"excerpare", dal classico "excerpere"= staccare, strappare, composto di "ex" e "carpere".

lunedì 12 dicembre 2011

Proverbio dl Giorno 18 Dicembre

"Da 'ne kòre de kunìglje 'ncj'àja ì màje pe' kunzìglje"
"Da un cuore di coniglio non ci devi andare mai per consiglio"

Quando si devono affrontare situazioni difficili e ingarbugliate, non bisogna mai chiedere consigli a un pauroso o vile, in quanto non sarà mai in grado di offrire un aiuto concreto che vada al di là della sua vigliaccheria.

Osservazioni linguistiche:

Kunìglje: s. m."coniglio"; prestito dall'italiano "coniglio", a sua volta dal latino "cuniculus" = cunicolo, per le gallerie che è solito scavare.

domenica 11 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 17 Dicembre

"Fàtte re ljétte ka nen sàj'a ki aspjétte, arrecétta la kàsa ka nen sàje ki tràse"
"Rifatti il letto chè non sai chi aspetti, rassetta la casa chè non sai chi entra"

La buona massaia, fin dal primo mattino, deve preoccuparsi di rifare il letto e di tenere ben ordinata la casa, perché improvvisamente qualche componente della famiglia può sentirsi male e avere quindi bisogno del letto, e inaspettatamente può giungere un ospite al quale occorre presentare la casa ordinata e pulita.

Osservazioni linguistiche:
Arrecétta: v. tr. 3° sing. di "arrecettà" = rassettare, sistemare, mettere a posto definitivamente e anche "morire"; confronta l'espressione "s'è arrecettàte re fjérre" = ha sistemato, messo a posto i ferri(del mestiere) ed è passato a miglior vita". E' l'italiano antico "arresettare", derivato dal latino "ad" - "receptare", frequentativo di "recipio-is-recepi-receptum-recipere";

tràse: v. intr. "entrare"; dal latino "trans-ire" = andare attraverso, penetrare, passato a *trànsere e poi a *trasere e a "tràse"

sabato 10 dicembre 2011

Il gioco "Une  'mpònt'a luna"

Gioco appartenente per lo più all'area molisana e campana, era molto praticato a Guardia soprattutto negli anni '50. Era formativo sotto tutti i punti di vista: allenava fisicamente istruendo nel salto, esercitava la memoria col suo formulario, abituava alla recita e alla mimica con le sue rappresentazioni sceniche.
Vi potevano partecipare da due a un numero indeterminato di ragazzi, non c'era bisogno di grandissimi spazi (era sufficiente anche un tratto di vicolo) e si svolgeva nel modo seguente:
Il designato dalla conta ("il ragazzo che va sotto", così era denominato) si piazzava, stabilmente fermo, al centro di uno spazio predeterminato, piegando in avanti testa e parte superiore del corpo quasi ad angolo retto; la parte restante dei giocatori si allineava a una distanza di sette o otto metri e a turno,ognuno, dopo una breve rincorsa, saltava, a mo' di cavallina, sul compagno che stava sotto, stando molto attento ad obbedire alle regole seguenti: 
a)  Saltare il più alto possibile, poggiando le mani sulla schiena del compagno e cercando di superare l'ostacolo senza toccarlo minimamente nelle altre parti del corpo; 
b) Recitare, prima del salto, ad alta voce e senza sbagliare, la formula di rito che adesso illustreremo;
c) Assumere nel migliore dei modi possibile, nel corso del salto e dopo, la posizione dettata dalla formula del gioco.
Chi veniva meno ad una di queste prove "andava sotto", sostituendo quindi il compagno designato dalla sorte. 
Il formulario del gioco comprendeva le seguenti 21 espressioni simboliche:
- Une: 'mpònt'a lùna ("Uno, in punta alla luna": l'articolo "a" per"la" ci dice che non è guardiese);
- Due: monto il bue ( formula italiana):
- Tre: la fìglja 'e re rré (espressione guardiesizzata);
- Qwàtte: tjéne la fàcce kòm'a 'na àtta (espressione guardiesizzata);
- Cinqwe: attòrne karamélle ku le màne pe' ttèrra( bisognava saltare, cadendo con le mani a terra,                                   fingendo di raccogliere qualcosa);
- Sèje: pjèt'in kròce(bisognava saltare poggiando a terra i piedi incrociati);
- Sètte: 'e ppirulétte(termine preso in prestito, con articolo non guardiese; bisognava, dopo il salto, mimare delle piroette);
- Otte: 'o karrarmate(l'articolo non è guardiese; saltando, invece dei palmi delle mani, si premevano sul dorso del compagno i pugni chiusi, avvitandoli, per mimare il modo di procedere del carrarmato);
- Nove: ti poso la sella(durante il salto si lasciava sul dorso del compagno il proprio fazzoletto- di stoffa- per il naso, che a quei tempi, nonostante la miseria, ognuno portava ben custodito nella propria tasca; oggi, invece, sostituito da quello di carta, fa sì che i ragazzi, che naturalmente non si pigliano la briga di portarsi sempre appresso il pacchetto, ritornino troppo spesso alla turpe condizione di marfùse[moccioso]. Nel depositare il fazzoletto, bisognava stare molto attenti a non occupare molto spazio, per riservarne in maniera adeguata agli altri partecipanti al gioco);
- Dieci: me la riprendo(ciascuno nel saltare si riprendeva il proprio fazzoletto, stando attento a non scambiarlo con quello degli altri e a non farne cadere nessuno per sbadataggine);
- Undece: re pùce(saltando si piegavano i pollici sul dorso del compagno, mimando lo schiacciamento delle pulci);
- Dùdece: 'Mmakulàta(formula inspiegabile, dato che l'Immacolata cade il giorno 8. Probabilmente all'origine era "la kulàta", quella di cenere e acqua bollente del bucato;
- Tridece: Sànt'Antònje;
- Qwattòrdece: 'o takkétte(durante il salto bisognava avere la capacità di dare un calcetto sul seder del compagno);
- Qwìndece: 'a tammurrélla(l'articolo non è guardiese; bisognava, saltando, dare due colpi col palmo delle mani sul dorso del compagno, mimando il suono del tamburo);
- Sìdece: 'a kulacchjàta(ricordarsi che nella smorfia il numero sedici è il "sedere"; durante il salto si dava un colpo di sedere sulla schiena del compagno;
- Dicjassétte: la metràglja(dopo il salto ognuno colpiva il malcapitato compagno con una raffica costituita da due schiaffi sulla schiena e un calcio nel sedere; e occorreva una bella abilità, perché bisognava darli in contemporanea, come una "raffica di mitraglia";
- Dicjòtte: 'o kannòne(dopo il salto ognuno dava col proprio sedere un colpo su quello del compagno);
- Dicjannòve: la letterìna, e ddòppe te la pùre skrìve(era di solito il momento più lungo del gioco, in quanto ogni partecipante, dopo il salto, mimava la composizione di una lettera sulla schiena del compagno che stava sotto, schiena che fungeva da foglio; e allora ci si sbizzarriva in prolungate scritture, mettendo a mal partito il compagno, in quanto virgole, punti, punti interrogativi, punti esclamativi e altri segni, sempre abbondantissimi, erano rappresentati da pugni o premute di dita. Constatate come il gioco abituava anche al saper comporre);
- Venti: soldatini sull'attenti (bisognava cadere in posizione di "attenti", cosa non facile);
- Ventuno: soldatini di piombo(il gioco si faceva molto difficile, in quanto dopo il salto ognuno doveva rimanere immobile, conservando la stessa posizione in cui era caduto dall'altra parte, finché non saltavano tutti gli altri; naturalmente ci si preoccupava che i più abili saltassero per primi, andando ad assumere le proprie posizioni negli angoli più lontani e dando così la possibilità ai più deboli di fruire di spazi più vicini e più comodi, in prossimità di "chi stava sotto". Quando nessuno sbagliava, il gioco, con quest'ultimo numero, si chiudeva con un quadro bellissimo: ogni partecipante era raccolto in un particolare atteggiamento statico, come avviene nei quadri misterici.
Proverbio del Giorno 16 Dicembre

"Ki sta apprjéss'a r'avveqwàte pérde tùtte re deqwàte"
"Chi sta appresso agli avvocati perde tutti i ducati"

Le liti finite in tribunale durano anni e non si vede mai il momento della loro risoluzione; sempre più cospicuo naturalmente diventa l'onorario dell'avvocato, che con le sue continue richieste di danaro(per spese di corte?) ci spennerà come polli.

Osservazioni linguistiche:
Deqwàte: s. m. "ducato", antica moneta in uso nella Repubblica di Venezia e nel Regno di Napoli. Prese il nome da "duca" il "doge"(di Venezia, naturalmente) la cui effigie era rappresentata sulla moneta. 

mercoledì 7 dicembre 2011

Proverbio del giorno 14 Dicembre

"Re màle pahatòre va cerkénne skùse"
"Il cattivo pagatore va cercando scuse"

Il proverbio è riferito per lo più a coloro che hanno contratto un debito e che per natura sono poco disponibili a saldarlo. Essi sono alla continua ricerca di pretesti o giustificazioni con se stessi e con il creditore per rimandare il più possibile la restituzione del debito.

Osservazioni linguistiche:
Skùse: s. f. pl. "scuse"; dall'italiano "scusa", a sua volta dal latino "ex-causa"= pretesto, motivo.
Proverbio del giorno 13 Dicembre

"Rròbba trevàta, mèza arrebbàta"
"Roba trovata, mezza rubata"

Proverbio di grande valore etico, spinge addirittura a ricercare colui che ha smarrito qualcosa per restituirgli quanto trovato. Si pensi che una volta erano molto funzionali nei diversi Comuni gli uffici "Oggetti smarriti". Quanta involuzione c'è stata in quest'epoca moderna!.

Osservazioni linguistiche:  
Arrebbàta: aggettivo verbale "rubata"; è forma participiale di "arrebbà" = rubare. Si deve considerare un prestito dall'italiano, che a sua volta ha alla base il germanico "raubon"= predare dell'armatura il nemico.

martedì 6 dicembre 2011

Proverbio del 12 Dicembre

"Qwànde la kaudàra vòlle, mèna sùbbete re makkarùne"
"Quando la caldaia bolle versa subito i maccheroni"

Nei momenti favorevoli bisogna sapere approfittare ed essere rapidi nell'intervenire, per volgere a nostro vantaggio l'occasione.

kaudàra: s. f. "caldaia"; latino tardo "caldaria", neutro plurale di "caldarius", passato a sostantivo. Alla base c'è l'aggettivo "calidus-a-um" = caldo;

mèna: v. intr. e tr. "tira", "lancia", "butta", "soffia"(del vento); da "menà", latino "minare"= spingere avanti;

makkarùne: s. m. pl. "maccheroni"; alla base c'è il latino "maccare" = ammaccare, dato che i primi maccheroni erano dei grossi gnocchi "ammaccati" col dito nella loro longitudine.

domenica 4 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 11 Dicembre

"Pe' magnà: fatìka e stjénte; pe' kakà nen ce vo' njénte"
"Per mangiare: fatica e stenti; per defecare non ci vuole niente"

Per procurarsi il cibo necessario a vivere, bisogna sottomettersi a fatiche spesso insostenibili; per smaltirlo invece il cibo, non c'è bisogno di alcuno sforzo; ma il vero insegnamento del proverbio sta nel suo senso figurato, che vuole ammonire gli scialacquatori, mettendoli in guardia con la seguente osservazione: state attenti che per procurarsi una certa sicurezza economica sono necessari sacrifici e tempi lunghi; lo stesso patrimonio, però, se non si è oculati si dissolve in un momento e con un niente.
Proverbio del Giorno 10 Dicembre

"Fàcce sénza kulòre: o è fàuze o è tradetòre"
"Faccia senza colore: o è falso o è traditore"

I colori del viso denotano il carattere della persona e sono specchio dei suoi sentimenti. Il proverbio esorta a non fidarsi dei tipi dal volto emaciato e pallido, in quanto riservano brutte sorprese.
Proverbio del Giorno 9 Dicembre

"Pe'  n'àcene de sàle perdémme la menéstra"
"Per un chicco di sale perdemmo la pietanza di verdura"

E' un rimprovero fatto a coloro i quali, nell'ultima fase dell'opera intrapresa, si mostrano così poco disposti al sacrificio o al fare ulteriori ultime spese, da mandare a monte tutto il lavoro fatto in precedenza.

Osservazioni linguistiche:
Menéstra: s. f. "verdura"; la "menéstra" da noi indica qualsiasi tipo di verdura, a differenza delle altre parti d'Italia, in cui indica generalmente il primo piatto di riso o di pasta cotta in brodo. Il termine deriva dal latino "ministrare" = servire.
Proverbio del Giorno 8 Dicembre

"Pe re màle vestùte ce pénza Dìje"
"Per coloro i quali sono inadeguatamente vestiti ci pensa Dio"

E'  piuttosto un auspicio, una preghiera, rivolta all'Onnipotente, che sicuramente nei momenti di maggiore bisogno provvederà a proteggere coloro i quali si trovano in uno stato di massima indigenza.
Proverbio del Giorno 7 Dicembre

"Qwànde la kàrne è kòtta, è chjù fàcele skarnà l'òssa"
"Quando la carne è cotta, è più facile (spolpare) togliere la carne dagli ossi"

All'evidente significato letterale si unisce quello figurato, che fa notare che più facilmente si raggiungeranno i propri scopi se si ha la pazienza di aspettare il momento più propizio per intervenire.

sabato 3 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 4 Dicembre

"Se t'àja  'mbrejakà, 'mbrejàkate almène de vìne bbwòne!"
"Se ti devi ubriacare, ubriacati almeno di vino buono!"

Il senso figurato del proverbio vuole mettere in evidenza che, eventualmente si è fatta una scelta riprovevole o illegale, è meglio che la si porti a compimento nel migliore dei modi, così se ne trarranno massimi vantaggi e soprattutto massima soddisfazione.

Osservazioni linguistiche:
 "Se 'mbrejakà": v. rifl. "ubriacarsi"; costruito sull'aggettivo " 'mbrjàqwe" = ubriaco, poggiano entrambi sul latino tardo "ebriacus", dal classico "ebrius". Alla base c'è la voce "bria" = recipiente per il vino.  

venerdì 2 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 3 Novembre

"R'avàre è kòm'a re pwòrqwe: è bbwòne dòppe mwòrte"
"L'avaro è come il porco: è buono dopo morto"

L'utilità di un parente avaro si sperimenta solo dopo la sua morte, grazie alle ricchezze che ha lasciato; infatti, finché è in vita, sicuramente non porterà vantaggio alcuno.

Osservazioni linguistiche:
Pwòrqwe: s. m. "porco", "maiale"; latino "porcus". E' interessante notare che in greco il nostro animale si dice "rèncos", da cui il guardiese "rèccja" = stia, casetta del maiale.

giovedì 1 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 6 Dicembre

"Tàta vàtt'a me e i vàtt'a re cjùccje"
"Babbo dà percosse a me e io do  percosse  all'asino"

Troppo spesso i subordinati pagano colpe non proprie e subiscono punizioni senza aver commesso alcuna colpa; proprio come capita al nostro povero asinello, che viene preso a bastonate solo perché il giovane padroncino deve sfogare la rabbia accumulata con le busse prese dal padre.

Proverbio del Giorno 5 Dicembre

"Nè ffèmmena nè ttèla, a lùme de kannèla"
"Nè femmina(qui per fidanzata) nè tela, a lume di candela"

Le scelte importanti, come quella della donna della propria vita, ma anche del tipo di stoffa da usare per il proprio corredo e del proprio vestiario, vanno fatte alla luce del sole; gli eventuali difetti non vengono fuori se si ha a disposizione soltanto la debole luce della candela e si può incorrere in amare sorprese.

Osservazioni linguistiche:
Si noti il raddoppiamento delle iniziali dei termini "fèmmena" e "tela"; esso è causato dalla "c" finale della negazione latina "nec", che è caduta, ma fa sentire sempre la sua influenza; (c'è sempre uno spazio da riempire e viene colmato dalle iniziali raddoppiate dei termini che seguono).



Proverbio del Giorno 2 Dicembre
"Nenn'è tùtte òre kèlle ke llùce"
Non è tutto oro quello che risplende

Spesso siamo ingannati dall'apparenza e , sotto il velo della bellezza, della ricchezza o della efficienza, si possono nascondere sconcezza, miseria o disfunzione. Tutto sta a tenere gli occhi bene aperti e a non lasciarsi irretire.

Osservazioni linguistiche:
Llùce: forma con iniziale raddoppiata di "lùce" = risplende, dal latino "lucet" da "lucere", costruito su "lux-lucis" = luce.

mercoledì 30 novembre 2011

Proverbio del giorno 1 Dicembre


" 'N'aprìte r'wòcchje a re attìlle"
"Non aprite(forzandoli)gli occhi ai gattini"

Se con forzature apriamo gli occhi ai gattini prima del tempo, ne subiremo sicuramente svantaggi, in quanto si metteranno subito a compiere azioni per noi fastidiose o dannose; così, nel senso figurato, mai bisogna insegnare ai giovani malizie o cose più grandi di loro; ma soprattutto non bisogna mettere i vicini nelle condizioni di conoscere nostri difetti o situazioni che porterebbero a loro vantaggi e a noi danni. Ne approfitterebbero, con nostro grande detrimento.

Osservazioni linguistiche:
Attìlle: s. m. pl. "gattini"; plurale di "wattìlle"= il gattino, dove la "w" è la "u" consonantizzata dell'articolo "rù", passata a iniziale del nome per concretizzazione. Al plurale l'articolo è "re"(da un precedente "ri") e la "u"  non c'è più. "Gattino"  è diminutivo di "gatto", dal latino medioevale "gattus", a sua volta dal classico "cattus"

martedì 29 novembre 2011

Proverbio del giorno 30 Novembre

" 'Nkarìsce, fjérre, ka téngwe 'n'àqwe da vènne"
"Rincara(aumenta di prezzo)o ferro, che tengo un ago da vendere"

Il proverbio mette alla berlina il diseredato che si atteggia a fare pronostici sul valore del denaro o ad auspicare movimenti economici e di borsa agli alti livelli internazionali, senza pensare che, data la sua miseria, per lui non ci sarà nessun pratico beneficio.

Osservazioni linguistiche:

àqwe: s. f. "ago"; latino "acus". In guardiese, bisogna notare, il termine è di genere femminile; infatti diciamo: "S'è rròtta l'àqwe" = "Si è rotto l'ago". Come mai? Il termine è stato sottoposto dal parlante al fenomeno della concrezione dell'articolo, con cui  l'ago è diventato *la ago (scambiando la "a" iniziale del nome per la "a" finale dell'articolo e assumendo quindi il genere femminile), e poi "l'ago", lasciando femminile il genere. 
Al plurale, seguendo la tradizione popolare latina *àcora (con plurale neutro in -ora) passa al genere nutro e fa "l'àkura"= gli aghi.

lunedì 28 novembre 2011

Proverbio del Giorno 29 Novembre

"La bbélla zìta 'nchjàzza se 'mmarìta"
"La bella ragazza in piazza si marita"

Come la bella ragazza trova marito appena esce di casa e fa una passeggiata in piazza, così qualsiasi prodotto, quando è di ottima qualità, trova immediatamente il compratore.

Osservazioni linguistiche:
Zìta: s. f. "donna da sposare" nel guardiese più antico, "sposa" in quello più moderno. Deriva dall'italiano antico *cita, da un precedente "cìtta", forma abbreviata di "piccitta"= piccolina, quindi "giovane". 

venerdì 25 novembre 2011

Proverbio del giorno 26 Novembre

"Se pìgliene chjù mòske ku 'na  'òccja de mèle ke ku 'na vòtte d'acìte"
"Si pigliano più mosche con un goccia di miele che con una botte d'aceto"

Il senso figurato del proverbio ci vuole insegnare che con la gentilezza e i metodi persuasivi sicuramente si riesce ad ottenere molto di più che con i modi violenti e costrittivi. Non dimentichiamo le soddisfazioni che danno i genitori quando, vedendo migliorare i loro figli discoli e poco impegnati,  dicono del loro insegnante: "L' ha saputo veramente prendere!"

Osservazioni linguistiche

òccja: s. f. "goccia"; è prestito dall'italiano "goccia" (a sua volta dal latino "gutta"); la "g" iniziale si è prima aspirata e poi sembra essere scomparsa, ma essa è sempre lì, come dimostra l' impossibilità di praticare l'elisione ("la òccja" non può diventare *l'òccja, nè " 'na òccja può passare a *'n'òccja.);

acìte: s. f. "aceto"; latino "acetum", passato dal genere neutro al genere femminile a causa della concrezione dell'articolo; *l'acetum è diventato *la cetu (infatti la "a" iniziale è stata scambiata per finale dell'articolo e da esso catturata). *La cetu è passato poi a *la citu e infine per discrezione a "l'acìte". In guardiese conserviamo sempre il genere neutro per questo lemma; infatti diciamo: "E' bbòna kest'acìte!"

giovedì 24 novembre 2011

Proverbio del giorno 25 Novembre
"Rròbba trevàta, mèz'arrebbàta!"
"Roba trovata, mezza rubata!"

Proverbio di grande valore etico, che addirittura spinge colui che abbia trovato qualcosa ad andare alla ricerca di  chi l'ha smarrita, per non avere sulla coscienza il peso di avere commesso un furto. Cose di altri tempi, di quando cioè in ogni Comune era funzionale l'Ufficio Oggetti Smarriti!

Osservazioni linguistiche:
Rròbba: s. f. "roba"; prestito dall'italiano "roba" (con raddoppiamento di origine popolare di entrambi le consonanti) a sua volta dal germanico "rauba" = preda;

arrebbàta: "rubata"; forma participiale del verbo "arrebbà", prestito composto di "ad" e  "rubare", con cambio di preposizione rispetto all'italiano "derubare". L'origine del termine "rubare"  è il germanico "raubon" e il raddoppiamento delle due consonanti avviene in tutto il meridione.

mercoledì 23 novembre 2011

Proverbio del giorno 24 Novembre


"Sànte Magnòne è nàte prìma de re Salvatòre"
"Santo Mangione è nato prima di Gesù Salvatore"

Da tempi immemorabili, già prima che Gesù scendesse dal Cielo per salvarci dal peccato, è esistita la corruzione, quella cattiva bestia che fa dispensare illegalmente favori in cambio di elargizioni di grosse somme di denaro. Si consolino i nostri cari rappresentanti del potere e della politica! Non sono infatti i primi né i soli a farsi calamitare dalla diavoleria del vile metallo; non dimentichino però il termine "diavoleria", con tutte le conseguenze possibili e immaginabili che ci possono essere prima e dopo il trapasso.

Osservazioni linguistiche:
Magnòne: nome proprio maschile, costruito, come accrescitivo, sul verbo "magnà", forma meridionale del toscano "mangiare"(a sua volta dal francese "manger", evoluzione del latino "manducare") passato prima a *manjàre , poi a *magnare e infine a "magnà".


martedì 22 novembre 2011

Proverbio del 23 Novembre

"R'amìqwe spìsse è kòm'a re fùgge: è bbéll'a magnà e màl'alleggerì"
"L'amico spesso è come il fungo: è bello mangiarlo ed è cosa dolorosa digerirlo."

Il rapporto di amicizia è una cosa bella; ma spesso l'amico, che all'inizio del rapporto ha dato tanto conforto e soddisfazioni , col tempo, diventa noioso e fastidioso, e non è molto facile sopportare la sua vicinanza e i suoi interventi.

Osservazioni linguistiche:
Fùgge: s. m. "fungo"; latino "fungus". Lo schiacciamento o palatalizzazione della gutturale "g", diventata irregolarmente "gj", è dovuto al fatto che il termine latino, nella sua evoluzione nella parlata meridionale, si è rifatto sul plurale "fungi", anziché sul singolare "fungus";

alleggerì: v. tr. qui nel significato di "digerire". E' il verbo italiano "alleggerire", formato su "leggero", con estensione semantica. "Alleggerì" è un prestito dal toscano, altrimenti la "gj" si sarebbe naturalmente evoluta in "j"(confronta "gelata" > "jelàta). L'aggettivo italiano "leggero", che sta alla base di "alleggerire", deriva invece dal francese antico "legier", a sua volta dal latino  "leviarius", costruito su  "levius", quello che ha dato l'italiano antico "leggio", arrivato da noi come prestito nella forma "ljéggje".

lunedì 21 novembre 2011

Proverbio del Giorno 22 Novembre
"Tànta njénte accedjérne a Francìsqwe re vastàse"
"Tanti niente ammazzarono Francesco il facchino"

Tanti piccoli problemi, impedimenti ed esigui logoramenti, accumulandosi col tempo l'uno sull'altro, possono arrecare seri danni, come avvenne al povero facchino Francesco, che, caricato di tante piccole some, finì per soccombere sotto il loro globale peso eccessivo.

Osservazioni linguistiche:
Vastàse: s. m. "facchino"; latino popolare "vastasus", costruito sul classico "bastum" = basto, soma, carico che si porta addosso.

domenica 20 novembre 2011

Proverbio del giorno 21 Novembre

"Tàgljame màne e pjéta, ma mànneme a merì 'mmjéz'a re mjéja"
"Tagliami mani e piedi, ma mandami a morire in mezzo ai miei"

"Straniere genti, l'ossa mie rendete
allora al petto della madre mesta."
Così gridava il grande poeta di Zante, per evidenziare come sia grande desiderio dell'uomo finire i giorni nel seno della propria terra, e, noi aggiungiamo, anche a costo di essere sottoposto a pesanti torture.

Osservazioni linguistiche:
"Pjéta": s. m. pl. "piedi"; plurale di "pète", dal latino "pedem", che al plurale presenta l'evoluzione "e" > "je"  per metafonesi.

sabato 19 novembre 2011

Proverbio del Giorno 20 Novembre

"E' méglje sénte remòr'è katène ke swòn'è kampàne".
"E' meglio sentire rumore di catene che suono di campane".

Il proverbio era molto in voga fino alla fine degli anni '50, quando, a causa delle condizioni economiche disagiate e dei troppo bassi livelli culturali, scoppiavano continuamente liti feroci tra famiglie o singoli cittadini, che spesso sfociavano in risse con morti o feriti. Per tale ragione si aveva a che fare spesso con la legge e con le condanne alla detenzione; e appunto a quest'ultima fa riferimento il nostro proverbio, sottolineando che la galera è sicuramente da preferirsi alla morte, che fra tutti i mali è senza dubbio insuperabile.

venerdì 18 novembre 2011

Proverbio del Giorno 

"La fèmmena è kòm'a la kampàna: se ne la tekkulìglie nen zòna"
"La donna è come la campana: se non la tocchi continuamente(se non la palpeggi) non suona"

Valido consiglio di chi è esperto dell'arte di amare: la donna ha grandi capacità nella divina "ars amatoria", ha però bisogno di essere sollecitata, perché per natura è restia a prendere iniziative.

Osservazioni linguistiche:
Fèmmena: s. f. "donna"; latino "femina" = donna;

kampàna: s. f. "campana"; latino "(vasa) campana" = vasi di bronzo campano, della Campania, terra di origine di tali strumenti;

tekkulìglje: 2° persona sinolare, ind. pres. del verbo "tekkuljà" = toccare continuamente; è intensivo di "teqqwà" = toccare, dal latino medioevale "toccare", costruito sulla onomatopeica *tocc. "Toccheggiare" in Tommaseo è usato nel significato di "suonare a rintocchi", in D'Alberti nel senso di "palpeggiare".  

giovedì 17 novembre 2011

Proverbio del giorno 18 Novembre


"A chi se fa pentòne re qwàne re pìscja 'nqwòlle"
"A chi si fa puntone (a chi si mette in angolo) il cane gli piscia addosso)

Per comprendere il significato letterale del proverbio occorre spiegare bene che cosa significhi quel "pentòne". Accrescitivo di "punta", indica l'angolo estremo della stanza o della strada, quello che sta più isolato rispetto al tutto e che, una volta  occupato, mette in uno stato di emarginazione. Lo troviamo usato nelle espressioni "s'è mmìsse a pentòne" = si è ritirato in un angolo e sta sulle sue, "stònqwe a pentòne" = sto in un angolo della strada, sotto la finestra dell'amata e, disperato, aspetto un suo cenno di condivisione d'amore. "La pontonera" , nel napoletano di qualche decennio fa, era la prostituta che era solita trattenersi "all'angolo della strada". Nell'italiano antico "il puntone" era lo sperone fortificato soprattutto delle città costiere. Dopo questa premessa diventa più facile comprendere anche il significato figurato del proverbio; evidenzia esso che chi si isola, si emargina, soprattutto a causa del suo carattere docile e remissivo, sarà costretto a sopportare continuamente le violenze degli altri, soprattutto dei prepotenti. E' in sostanza un'esortazione a farsi valere.  

mercoledì 16 novembre 2011

Proverbio del Giorno 17 Novembre

"Pàne ku r'wòcchje, kàse sénz'wòcchje e vìne ke te fa kaccjà r'wòcchje!"
"Pane con gli occhi, cacio senza occhi e vino che ti fa spalancare gli occhi"

Per mangiare bene e in maniera salutare bisogna avere a disposizione tre cose fondamentali:
1) Pane ben lievitato, quindi con fori(gli occhi) abbastanza ampi;
2) formaggio ben rappreso e compatto, quindi senza fori (gli occhi);
3) vino che con la sua genuinità fa spalancare gli occhi per la meraviglia.
Come si sapeva vivere bene una volta!

Osservazioni linguistiche:
Wòcchje: s. m. "occhio"; latino "oculus", passato a *oclus > *oclu > *occhju > "wòcchje";

kàse: s. n. "cacio"; latino "caseus", passato al genere neutro, come dimostra l'articolo "le" di "le kàse". Il termine è diffuso in tutta l'area meridionale, dove il più moderno "formaggio"(dal francese antico "formage", a sua volta dal latino tardo "formaticum", costruito su "forma", per la forma del pezzo di formaggio) non ha attecchito.


martedì 15 novembre 2011

Proverbio del giorno 16 Novembre

"Pàne assùtte, dentatùra sàna"
"Pane asciutto, dentatura sana"

Chi a causa dell'indigenza è costretto a mangiare continuamente pane senza companatico si ritrova la consolazione di avere denti sani, in quanto non mastica ingredienti che possano favorire la carie. In sostanza il proverbio vuole sottolineare che chi dal punto di vista dell'alimentazione conduce una vita spartana sicuramente si troverà in un buono stato di salute.

Pàne: s.n. "pane". E' il latino "panem", vocabolo maschile che  in guardiese passa al genere neutro, come tanti altri vocaboli che indicano la quantità e non l'individualità; infatti diciamo "le pàne" con l'uso evidente dell'articolo neutro "le".

assùtte: agg. "asciutto". E' il latino "ex-suctus" a cui la preposizione "ex" è stata sostituita con "ad" e il termine è diventato prima *adsuctus e poi "assùtte".

lunedì 14 novembre 2011

Proverbio del giorno 15 Novembre

"Pùnnete re mìre pe' qwànde te vène la sète"
"Conservati la mela per quando ti viene la sete"

Bisogna essere previdenti nella vita e non sciupare inutilmente i beni di cui si dispone; possono infatti arrivare momenti di ristrettezze e di bisogni e per queste circostanze occorre conservare ciò che la buona sorte ci fornisce. Il proverbio ricorda la morale della nota favola "La cicala e la formica".

Osservazioni linguistiche:
pùnnete: imperativo del verbo "se pònne", forma riflessiva di "pònne" = porsi, ma soprattutto "conservare per sé". E' il latino "ponere" = porre, riporre;

"mìre": s. m. "mela"; è il latino "melum", il nome dell'albero passato al frutto e mutato di genere, dal neutro al maschile. Il plurale "mela" dà il toscano "mela". Al plurale in guardiese ritorna il genere neutro con "le mèla".

domenica 13 novembre 2011

Proverbio del giorno 14 Novembre

"A qwàne ke fa vjécchje la vòlpe re pìscja 'nqwòlle"
"A cane che fa vecchio la volpe gli piscia addosso"

Dal punto di vista figurato, il proverbio è un empito di commiserazione nei confronti del vecchio, che, avendo ormai perduto tutta la sua vigoria e la sua importanza nel quadro dell'organizzazione sociale e politica, non fa paura più a nessuno, diventando oggetto di dileggio da parte dei più sfrontati.

Osservazioni linguistiche:

Pìscja: verbo, da "piscjà" = pisciare; quest'ultimo deriva dal francese "pisser" del XII secolo, costruito su una base espressiva *pisc, documentata in tutte le lingue romanze;

'nqwòlle: avverbio di luogo "addosso"; sarebbe letteralmente "in collo", quindi sulla spalla, addosso. Si ricordi l'espressione " 'nqwòlle 'nkòssa"  (letteralmente "in coscia sul collo") = a cavalluccio.

sabato 12 novembre 2011

Proverbio del giorno 13 Novembre

"La méglje vìta è kèlla 'e re vakkàre: pe' tùtta la jernàta manègljane zìzze e denàre".
"La miglior vita è quella dei vaccari: per tutta la giornata hanno tra le mani mammelle e denari".

E' un'esaltazione della prosperosa attività dell'allevamento del bestiame, accompagnata dal malizioso riferimento ai piaceri che può dare una vita trascorsa tra donne e denari.

Osservazioni linguistiche:
Vakkàre: s. m. "vaccaro",voce costruita sul latino "vacca" = vacca, mucca;

manègljane: verbo, da "manejà" = maneggiare, mettere mano, palpare; voce costruita su "màne" = mano. Suo derivato è il sostantivo "manjàta"= masnada.  

venerdì 11 novembre 2011

Proverbio del giorno 12 Novembre

"Ogge  'nfeghùra, demàne  'nzepeldùra!"
"Oggi in figura, domani in sepoltura"

All'evidente significato letterale se ne  unisce uno figurato molto interessante, perché pregno di meditazione filosofica; infatti viene evidenziato che, mentre si è al colmo della notorietà (quell' "in figura" ci fa vedere perfino la foto sul giornale) e del successo, improvvisamente, nel giro di un solo giorno, ci si trova morto e sotterrato. Quanto effimera è l'esistenza di noi poveri uomini!

Osservazioni linguistiche:
'Nfeghùra: corrisponde all'italiano "in figura"; "figurare" al normale significato di tradizione  italiana unisce quello francese di "comparire" "esistere" e qui pare che voglia dire proprio questo. E' comunque il latino "figura", con la stessa radice di "fingo - is - fingere";

'nzepeldùra: equivale all'italiano "in sepoltura" e deriva dal latino "sepultura"= l'atto del seppellire; è un termine che troviamo raramente, quasi soltanto in questo proverbio, perché "seppellire" nel nostro dialetto si esprime con "atterrà" = mettere sotto "terra". Il termine " 'nzepeldùra" è sicuramente una voce dotta, trasmessa dal latino attraverso il linguaggio della Chiesa.

giovedì 10 novembre 2011

Proverbio del giorno 11 Novembre:

" 'Nce sta mèle sénza mòske"
"Non ci sta miele senza mosche"

Il significato figurato del proverbio vuole mettere in evidenza l'attrazione che esercita negli uomini la bellezza femminile; infatti non esiste donna avvenente che non sia sempre circuita da spasimanti corteggiatori.

Osservazioni linguistiche:
Mèle: sostantivo che in guardiese conserva il suo genere neutro latino; infatti diciamo: "le mèle" = il miele, con l'evidente uso dell'articolo determinativo neutro "le" al posto del maschile "re". Il termine è il latino "mel-mellis", che da Roma a salire diventa "miele" e in tutto il Meridione "mèle".

martedì 8 novembre 2011

Proverbio del giorno 10 Novembre


"L'amòre e re cetrùle vànn'a la pàre: dòcj'è la pònta, ma re kùre è 'màre!"
"L'amore e il cetriolo vanno alla pari: dolce è la punta, ma il culo(la punta estrema) è amaro!"

Il rapporto d'amore che si stringe con la donna del cuore, una volta condiviso, sembra far toccare il cielo per la gioia; ma ben presto, purtroppo, ci si convincerà che non è tutto fiori e rose; infatti, ribadisce il nostro proverbio, esso, alla pari del cetriolo, all'inizio si rivelerà piacevole, ma alla fine risulterà amaro e indigesto.

Osservazioni linguistiche:
Cetrùle: s. m. "cetriolo"; latino medioevale "citrolus", evoluzione del più antico *citriolum, costruito su "citrium", da "citrum" = cedro. E' evidente che la forma italiana "cetriolo" continua *citriolum e quella guardiese "cetrùle" è erede di "citrolus";

pònta: s. f. "punta"; forma participiale di "pògne" = pungere, dall'italiano antico "pognere"(registrato in Jacopone da Todi), a sua volta evoluzione toscana di "pugnere", forma metatetica del latino "pungere". A questo punto ci si chiede: come si spiega l'attuale italiano "pungere"? E' senza dubbio un voce dotta(presa direttamente dal latino dall'uomo di cultura) e l'evoluzione naturale del verbo latino dovrebbe essere "pògnere";

'màre: agg. "amaro". Esempio di aferesi (soppressione di una vocale o sillaba iniziale di parola) dal latino"amarus".  

Proverbio del 9 Novembre

"Qwàn'e chjanghjére tròva sémpe 'n'wòsse"
"Cane di macellaio trova sempre un osso"

All'evidente significato letterale del proverbio bisogna aggiungere quello figurato, che senza dubbio è di notevole interesse; evidenzia infatti che chi scodinzola intorno a personaggi politici o economicamente forti sicuramente riuscirà a procurarsi almeno la fetta quotidiana di pane per non morire di fame. Il proverbio, quasi dimenticato negli ultimi decenni soprattutto grazie ai vantaggi del boom economico degli anni sessanta, è ritornato alla ribalta in questo clima politico di basso impero che ci stanno facendo vivere. Purtroppo si torna indietro.

Osservazioni linguistiche:
Chianghjére: s. m. "macellaio". Il termine è denominale di "chjàngha" = macelleria, dal latino "planca", che era la "pietra a base larga", posta all'ingresso della bottega, su cui veniva poggiata la testa dell'animale da ammazzare. In guardiese dobbiamo ricordare i derivati "chjangòne" = grossa zolla di terra e "chjangaròla", l'antica trappola per gli uccelli, consistente in una grossa pietra che in seguito a uno scatto finiva per abbattersi sull'uccello tratto in inganno con il cibo-esca.   

lunedì 7 novembre 2011

Proverbio del giorno 8 Novembre

"Chjù le vìne è dòce, chjù l'acìte è forte"
"Più il vino è dolce , più l'aceto è forte"

Al di là dell'utilità dell'insegnamento che dà in campo enologico, il proverbio è interessante per il suo messaggio figurato: non bisogna stuzzicare tanto le persone calme e mansuete; una volta prese dalla rabbia, possono esse diventare più feroci e pericolose degli altri. 

Osservazioni linguistiche:
 Chjù: avv. "più"; latino "plus"; nota come il gruppo consonantico "pl" diventi "pi" in toscano e "chj" nel meridione; cfr. latino "plangere" > toscano "piangere" > meridionale "chjàgnere";

vìne: s, neutro "vino"; latino "vinum", che in guardiese ha conservato il genere neutro, come dimostra l'articolo determinativo "le" (da "illud" = quello) che lo acccompagna;

acìte: s. f. "aceto"; latino "acetum" (da una radice "ac" = essere pungente; cfr. "acer" = acre, "acus" = ago). In guardiese "acìte"  passa al genere femminile; infatti diciamo "è bbòna kèst'acìte". Il cambio di genere è  causato dalla concrezione e discrezione dell'articolo; infatti  *l'acìte(neutro) diventa prima *la cìte, in cui la prima sillaba viene scambiata per l'articolo determinativo e il termine passa al genere femminile dell'articolo stesso,  e infine ritorna a "l'acìte", ma il genere è ormai mutato.


domenica 6 novembre 2011

Proverbio del giorno 7 Novembre

"La bbélla zìta  'nchjàzza se mmarìta"
("La bella signorina in piazza trova marito")

La bella ragazza trova marito con estrema facilità: è sufficiente che esca di casa e faccia una passeggiatina in piazza, e immediatamente lancerà il colpo di fulmine su qualcuno tra i suoi tanti ammiratori. Alla stessa maniera qualsiasi prodotto, sia esso dell'agricoltura, dell'artigianato o dell'industria, se è di ottima qualità troverà di sicuro e subito il compratore.

Osservazioni linguistiche:

Bbèlla: agg. "bella"; è femminile del latino "bellus", che in epoca tarda sostituì il classico "pulcher". "Bellus"  è forma sincopata di *benulus, da un precedente *bonulus, diminutivo di "bonus" = buono; 

zìta: s. f. "sposa", "giovane sposa", qui più genericamente "ragazza"; deriva da un precedente "cita", forma affievolita di "cìtta", femminile di "citto", voce infantile costruita su *citt = piccolo; cfr. il siciliano "piccitto" = ragazzino;

se mmarìta:.v. rifl. "si marita", costruito su "marito", denominale di "mas-maris" = maschio. 


sabato 5 novembre 2011

Proverbio del giorno 6 Novembre


"La megljère, bbèlla o brùtta kòme sìja, màje ku màskure 'nkumpagnìja!"
"La moglie, sia che sia bella sia che sia brutta, mai in compagnia di un altro maschio!"

Il proverbio, mosso da spirito di gelosia, consiglia di tenere sempre lontana dai maschi la propria donna, anche se purtroppo non è tanto bella. Si evitano così brutte sorprese.
Il concetto viene reso bene anche dall'altro proverbio nazionale "Non mettere la legna vicino al fuoco, che si incendia".

Osservazioni linguistiche:

megljère: s. f. "moglie"; è il latino "mulierem" = donna, passato al significato di moglie. La tradizione italiana "moglie" è continuazione del nominativo "mulier", mentre la tradizione meridionale "mogliera" "megljère" è continuazione dell'accusativo.

màskure: s. m."maschio"; latino "masculus", diminutivo del classico "mas-maris", che gli studenti ricordano bene tra le eccezioni della III declinazione. Nell'evoluzione latino > toscano la prima "u" di "masculus" è caduta e si è avuto *masclus, poi, per evoluzione di "cl" in  "chi",  > *maschiu e infine "maschio". In  guardiese la "u" è rimasta illesa, ma la "l"  si è evoluta in "r" per influenza della strato preindoeuropeo siculo-sicano. 

venerdì 4 novembre 2011

Proverbio del giorno 5 Novembre

"Kàsa fàtta e vìgna pòsta, nen ze pàha qwànte kòsta".
"Casa fatta e vigna posta, non si paga quanto costa".

La costruzione di una casa e l'impianto di un vigneto costano denaro e sacrifici immensi, sì che si è convinti  che né per la prima né per il secondo, volendo poi procedere alla vendita, si riuscirà a recuperare quanto speso.

Osservazioni linguistiche:

Kàsa: s. f. "casa"; latino "casa" = casupola, termine riferito alla abitazione del povero, contrapposto al classico "domus", con cui si indicava l'abitazione del signore. Il vocabolo "casa" ha avuto massima fortuna nella lingua volgare italiana, proprio perché facente parte dell'espressione popolare(teniamo presente che il toscano o lingua italiana è figlia diretta del volgare latino); il classico "domus" è passato a indicare la "Casa del Signore", il "Duomo". Il plurale del guardiese "la kàsa"  è  "le kàsera"; passa quindi al genere neutro col suffisso collettivo "òra" 

giovedì 3 novembre 2011

Proverbio del giorno 4 Novembre

"Kàne ku kàne nen ze mòzzekane"
"Cani con cani non si mordono"

All'evidente significato letterale dobbiamo aggiungere quello figurato, mirante a colpire gli appartenenti all'alto ceto e a quello dirigenziale. Fra loro potranno nascere diverbi, potranno schierarsi su sponde opposte dal punto di vista politico, ma, in caso di bisogno, sapranno fare sempre combutta per proteggersi a vicenda e soprattutto continuare la loro vita di vessatori. Realistica e pungente è la comparazione con i cani.

Osservazioni linguistiche:

Kàne: s. m. pl. "cani"; plurale di "qwàne", dal latino "canem", accusativo di "canis-canis". La "c" iniziale è divenuta "qw" per influenza della "u"  di "ru" (articolo determinativo maschile singolare, corrispondente all'italiano "il" e "lo"), nascosta nello "scevà"(vocale dal timbro evanescente)del precedente "re"; quindi *ru kàne è diventato "re qwàne". Al plurale l'articolo cambia, scompare la "u" e si ha prima *ri kàni  e poi "re kàne";

mòzzekane: verbo "mezzekà" = morsicare", latino "morsicare", forma frequentativa costruita su  "morsus", participio di  "mordeo-es" = mordere.


mercoledì 2 novembre 2011

Proverbio del Giorno 3 Novembre


A vintun'òre la pànza fa remòre.
(Alle ore ventuno la pancia fa rumore)

Quando si è arrivati alle nove di sera e ancora non si è provveduto a cenare, il ventre comincia a reclamare con i suoi brontolii.
Il proverbio diventa più comprensibile se si tiene presente che nella realtà contadina la cena si anticipava di parecchio: al tramonto del sole erano tutti a tavola.

Osservazioni linguistiche:
pànza: s. f. "pancia"; il termine ci è giunto attraverso il francese antico "pànce" e nel meridione si alterna al sinonimo "trìppa".L'italiano "pancia"invece è da collegare al latino volgare *panticia,( plurale neutro di "pantex - panticis") passato per sincope(caduta interna della sillaba "ti") a "pancia".

martedì 1 novembre 2011

Proverbio del 2 Novembre:

"Cèna kòrta, vìta lònga".
"Cena corta, vita lunga". 

Il proverbio propone un suggerimento igienico-salutare sicuramente molto valido. Lo hanno sempre sperimentato le persone più anziane, che dalle nostre parti sono solite dire che, se a cena si sono mantenute leggere, la mattina successiva si alzano vispe e agili come un uccellino.

Osservazioni linguistiche:


Cèna: s. f. "cena"; è il latino "cena" = pranzo principale della giornata, che nell'età più antica si faceva verso mezzogiorno e in epoca più tarda poco prima del tramonto. La voce latina "cena" è evoluzione di una forma anteriore "cesna", che insieme all'osco "cenis", risale all'indoeuropeo *kert-sna, che significa "porzione"; era quindi la "porzione" di cibo che si mangiava a mezzogiorno o a sera. Ancora oggi in  lituano "kertù"  significa "io taglio", "io faccio le porzioni";

kòrta: agg. "corta", femminile di "kùrte"= corto. E' il latino "curtus-a-um"; ha alla base la radice indoeuropea *ker (che abbiamo visto in *kert-sna") che significa "tagliare". Tra "kùrte"  e "kòrta" bisogna notare il gioco dell'apofonia;

lònga:  agg. "lunga", femminile di "lwònghe" = lungo. E' il latino "longus-a-um", panromanzo. Anche tra "lwònghe" e "lònga" gioca la metafonesi.
Da oggi puoi seguire sulla mia Bacheca di Facebook i "Proverbi dell'Anno Secondo"

lunedì 31 ottobre 2011

Anno Secondo
Proverbio del 1 Novembre

"Kàgnane re senatùra, ma la mùsseka è sémpe la stèssa".
"Cambiano i suonatori, ma la musica è sempre la stessa".

Il proverbio investe sicuramente il campo politico e, con spirito di prevenzione e di sfiducia, lamenta che nelle sfere di comando possono arrivare partiti e uomini nuovi, ma la situazione resta sempre la stessa: malgoverno e leggi ad personam..

Osservazioni linguistiche:

Kàgnane: verbo "kagnà" = cambiare; è il latino tardo "cambiare", che nell'area meridionale diventa ben presto "cangiare". Per palatalizzazione di "gi" in "j" (confronta "giorno" > "jwòrne") "cangiare" diventa a Guardia prima *kanjà  e poi  "kagnà";

mùsseka: s. f. "musica"; è prestito dall'italiano "musica", voce dotta presa dal latino "musica", a sua volta dal greco "musiké (téchne)" = arte delle Muse. Il raddoppiamento della  "s" è fenomeno prettamente popolare.
Il termine in Guardiese viene usato soprattutto per indicare la "banda musicale", quella che accompagna la statua del Santo in processione; ma in senso figurato indica anche il "pianto lamentoso dovuto a capriccio" dei bambini.

sabato 22 ottobre 2011

A  Giuseppe  Mazzini

Nun tenìve ankòra ‘e ppìle ‘nfàcce
e a Génwa passjàve, rìnt’o pwòrte;
ève ll’òr’e qwànn’o sòle se ne kàcce
e rrùsse s’arrepòsa tùtt’asswòrte.

A ‘o fjanke te parlàva mammarélla,
paràve ‘mmòkka, kòm’a ‘nu skulàre,
kòm’a sémpe te facév’a lezjuncélla,
te rinfrankàva ‘a brèzza de lu màre.

‘Mpònt’a rìva ‘nu ghrwòsse bastiménte
se jègn’e tànta ggénte puverélla;
a kka e a llà ‘e chjàgnere se sénte,
‘a luntàne se salùta ku ‘a manèlla.

‘Nu làgne te s’affòssa rìnt’o kòre
e p’e spàlle te sàlle kòm’a vvjénte,
qwànne vìte màmme, fràt’e sòre
turmentàt’e làkrem’e llamjénte.

A mammarélla tòja tu addimànne
ki so’ kèlle perzòne sfurtunàte,
pekkè e addò nzégna se ne vànne,
kòme se ‘a kàsa fùssere kaccjàte.

‘A vécchja, kòme fùsse ‘na maéstra,
ògne kkòs’è kèlla ggènte t’arrakkònta:
sull’Italia t’aràpe ‘na fenéstra,
k’àll’àte kanuscénze vèn’agljònta.

Te dìce ka so’, kille, Karvùnàre:
p’a libbertà e p’a pàtrja ànne luttàte;
stànne perdénn’e kkòs’assàje chjù kàre:
luntàne dall’Italje so’ purtàte.

Ku ppèn’askùte ‘sti pparòle amàre,
‘o sànghe sàlle ‘nkàpe kòmm’a mmàje
e ggjùre ‘nkòpp’e kkòse k’àje chjù kàre:
Kòntr’àll’Austria fìn’a mòrte luttarràje.

Pùre tu addevjénte Karbunàre,
patrjòt’e luttatòr’appassjunàte;
qwànne pàrle, ‘nu Dìglje a tùtte pàre,
ognùn’a vvòkk’apèrta sta ‘nkantàte.
E sùbbete, decise e reselùte,
p’e patrjòte fàje n’àta Sucjetà:
“L’Itàlja Giòvene”, e, qwànte so’ venùte!
Da tùtt’e ppàrte te stànn’a osannà!

Sémpe sérje, a llùtte stàje vestùte,
prjétek’e pàtrja, giustizia e llibbertà;
‘a mikrazìglja è ‘nu prèmje dovùte
p’a ggènte ka se sàp’arrevultà.

A kka e a llà l’Italj’e tùtt’o mùnne
‘e bbòtte fànne ‘na rivoluzjòne;
‘o stranjére sta jénne qwàs’a ffùnne,
‘o pòpele sta tùtt’in unjòne.

A Parigi, a Ròm’e a Milàne,
‘a rivòlta pe’ tùtte fa kappòtte,
a nòme di Mazzini, chjàne chjàne,
pe’ tùtt’è skuppjàt’o Qwarantòtte.

‘O nemìqwe però è tròppe fòrte
e  pok’ unìti stànne gl’Italiane;
‘a debbulèzza e ppùr’a malascjòrte
ògne kkòsa fànne pérde chjàne chjàne.

Làsse Ròma e p’o mùnne vàje fejùne
e nun te stànke màj’e pretekà;
ma ‘a guida della lòtta pe’ ognune
a Cavùrre e Vittòrj’édda passà.

E akkussì, pe ‘na vìglia inaspettata,
‘a Munarchìja arrìv’all’Unità
e ‘a Repùbblika, pe se verè realizzata,
nuvant’ànn’ankòr’èdd’aspettà.

Ma sénz’e te l’Italje ‘nze facèva;
‘nze putèva ‘o nemìqw’a kka kaccjà.
Sènz’e te, ki ggjòvene màje jèva,
a murì pe ‘a pàtrja e ‘a libbertà?     

                     Silvio F

mercoledì 19 ottobre 2011

A   E M M A
Nel giorno della sua Festa di Laurea


Se wàrd’ a vìta tòja kakkerùne,
‘a qwànn’akkumincjàst’a kammenà,
se pénza ka si ‘a fìglja de nescjùne:
Facìve tùtte, ku ppòk’ajùte de mammà.

Nun tenìve ankòra dùdecj’ànne
e p’a mùsika lassàst’a vécchja skòla:
‘N’ambjénte tùtte nwòve, e qwànt’affànne!
‘Nkòpp’e ssòtte k’ò pulmànne… sòla sòla.

Ma pùre ka nun sìve kanescjùta,
a tùtte, qwànte vàle, addimustràste:
Zìtta zìtta, come una sordomuta,
‘a prìmma de la clàsse addeventàste.

Sturjàve ku passjòne e tànt’ammòre
e màje ‘na vòta àje chjést’al tuo papà,
mànke qwànne stìv’a ‘e ssuperjòre:
“Rìmme ‘nu pòke! Kòm’è ke se fa kka?”

‘O stùreje fàtt’a sòla t’ha tempràta
e nunn àje truvàte màje diffikultà;
la cultura si è fortificata,
‘nu trjònf’è stàta ll’Università.

Mo si duttòre, e ….. ke preparazjòne!
Ku padronanza ògne kòsa tu sàje fa’.
Ma… dàmme kèsta suddisfazjone:
Dìmme ‘na vòta: “Kòm’è ke se fa kka?”

                 
                           Ottobre  2011                                                          Tuo Padre


martedì 11 ottobre 2011