venerdì 30 marzo 2012

Ringraziamenti per il compleanno

Qwànt'aùreje ka de r'ànn'è la kugnùta!
E me tòkk'a tùtte qwànte ringhrazjà.
ma ve ggjùre ka è pròprja 'na skusùta
se fi' a sessantacìnqw'àja kuntà.

E' bbélle festeggjà qwànde tu tjéne
'na màmm'e 'ne papà, prònt'a scescjà,
ku tte 'nkòpp'a 'na tòrta chjèn'e mjéle
ku sultànte sèje kannèl'a s'abbrecjà.

Con affetto
Silvio Falato
A mio fratello Silvio
31 Marzo 1947
Nen sìve mànqwe nàte
ke già a la skòla tévene destenàte
dènt'a na mèza kanestrélla
te pertiérne, sùbbete, addò Peppeccélla

Nen mànqwe kammenàve
ke già leggive, scrivev'e récitàve
de klass'élémentàre ne facéste sétte
passénne pe' le médie kòm'a ne derétte

Pe' re klasseqwe sìve pertàte
e a Beneviénte t'anne mannàte
arrevàt'a re Giannòne
se' stàte sùbbete ne qwampiòne

Pure se nce stévane possibilità
ku 'stjénta e ùnòre, ìve a l'Università
e studjénne nòtte, juorne e màtina
arrevést'a la laurea kòm'a na littorina

Pe fertùna tòja e de nùja tùtte qwànte
nen facéste , pùre tu, l'emigrante
da prefessore 'nte n'ìéste a Cortina bbélla
pe restà a la Wàrdja, ku tàta e màmélla

Da la Skòla Mèdia te se pènsionàte
ma de scrive 'nte se màje stankàte
ku pacienza, bravùra e passiòne
kom'a sèmpe, dàje ankòra lèziòne

Mò, sessantacink'ànne so' passàte
e kom'a ne làmpe so' velàte
me pàr'ajère vedè màma ku la spertélla
ke te pertàva, 'nkòppa e sòtta, pe' la Pertélla

Qwànta vòte, skùmpennénne kille mazzarjélle
se la retèva, kanténne ne ritornélle :..........
…..........pùre s'è l'ùtema skùlatùra
Silviucc'è sémpe na bélla kriatùra .         
                                                                                 Con affetto, Aldo
  Oggi, 31 Marzo 2012.... Buon Compleanno !
                           
    

venerdì 23 marzo 2012

Sòtt' a le Kàsera: letteralmente "Sotto le Case".

Dagli interventi fatti appare evidente che il nostro toponimo indica la zona che si estende dopo lo Stretto della Portella, un tempo completamente priva di case e già aperta campagna. Fino agli anni '50 l'ultima abitazione era quella di Ildo, il papà della dott. Maria Rosaria Falato. Noi ragazzi della Portella, quindi, a un passo da noi avevamo a disposizione spazi interminabili, in cui potevamo spadroneggiare anche perché la strada rotabile era allora quasi deserta, soprattutto nelle ore mediane della giornata.
E allora qui vedevi un gruppo di rampolli che giocavano a "mazz'e péuze", lì un altro impegnato nel gioco di San Giwòrge, a venti metri più giù una nidiata di più piccoli tutti intenti a giocarsi le figurine, in un angolo più riparato il futuro artista Ernesto Pengue, tutto assorto a rappresentare col gesso sull'asfalto personaggi dei fumetti come Blek Macigno e Capitan Miki.
Capitava, però, di tanto in tanto che la serenità del quadro or ora descritto era improvvisamente interrotta dall'arrivo di un manipolo di coetanei del Rione Fontanella, che arbitrariamente, attraverso "La Kòsta de re Sùrde'e Pagnòtta", facevano irruzione nel nostro territorio. Scoppiava allora improvvisamente la guerra: si interrompevano immediatamente tutti i giochi, si metteva mano ai ciottoli, allora abbondanti presso i cigli della strada, e si andava all'assalto del nemico, forti della posizione favorevole ( è infatti comodo e piacevole tirare sassi dall'alto contro chi si trova in basso). La battaglia infuriava finché i nemici, ritirandosi nel loro territorio, non abbandonavano il campo e spesso finiva con ferite serie al corpo o, peggio ancora, alla testa. 
Erano questi eventi quotidiani fino alla fine degli anni '50; poi lo sviluppo economico e culturale abolì le differenze e i confini tra un rione e l'altro, si sotterrò l'ascia di guerra e per tutti gli anni successivi si fumò insieme il calumet della pace.

venerdì 9 marzo 2012

Wardj'e 'na vòta
(seguito)

Po' kapetà ke fa pùre la nève,
de 'ste pàsse se scjàqqw'e nen ze vève.
N'ave' paùra, la nève marzajòla
dùra qwànte le bène ku la nòra.

sabato 3 marzo 2012

Re Cemmetérje

Premesso che l'attuale Camposanto fu costruito nel 1880 e che prima di tale data i morti venivano sepolti nelle chiese, nasce spontanea la domanda: a che serviva allora l'antico cimitero della zona della "Kalekarélla", conosciuto col nome, non di "Kampesànte", come sarebbe normale, ma di "Cemmetéreje"?
Come già è stato accennato da alcuni di voi, quello che chiamiamo "Cemmetérje" fu soltanto un luogo di sepoltura straordinario; e a questo punto ci viene in aiuto il testo "Guardia Sanframondi" di Abele De Blasio, che chiaramente dice che nei primi anni del '500, siccome le chiese del paese non riuscivano più a contenere i tanti morti che ci furono per una terribile pestilenza, le Autorità del paese provvidero a far inumare i corpi nella fascia di terra esterna al paese, al di là del torrente Ratello. Un altro cimitero provvisorio fu messo a punto nel 1764 nella zona di Pietra Forlara, per i troppi morti che ci furono in seguito a un'epidemia; e sicuramente ci furono anche altre occasioni simili, come dimostrano gli scheletri umani ritrovati, in seguito a scavi, un po' per ogni dove nelle diverse epoche. Se a quanto detto aggiungiamo quanto ci racconta la tradizione sul lazzaretto, di cui parla Maria Colangelo, avremo un quadro completo della situazione.
Il termine "Cemmetéreje", linguisticamente parlando, è un voce semidotta    (sono voci semidotte quelle che non hanno un'evoluzione autonoma popolare, come tocca a tutte la parole della lingua volgare, ma subiscono un continuo ipercorrettismo da parte della lingua dei dotti); è collegabile al latino tardo "coemeterium", preso dal greco "koimetèrion"= dormitorio, luogo di riposo; infatti il verbo "koimào" significa "pongo a dormire".
Nel mio II volume di "Storie di Lingua" evidenzio come gli abitanti non solo del "Cemmetéreje, ma di tutto il Rione Croce, abbiano una parlata che presenta caratteri un poco diversi da quella del resto del paese. Riguardo all'anfiteatro naturale di Monte Tre Croci, cercheremo di approfondire domani. 

venerdì 2 marzo 2012

Storie di lingua

La Collana di Studi Dialettali "Storie di Lingua", attraverso diversi tomi, intende portare a termine un'analisi scientifica della stratigrafia linguistica del dialetto parlato a Guardia Sanframondi (BN) e delle norme che regolano la sua fonetica, la sua morfologia, la sua sintassi.
Il lavoro è certamente accattivante, in quanto, come è stato già dimostrato in questi due primi tomi pubblicati, ci troviamo alla presenza di un dialetto estremamente interessante per la sua conservatività e soprattutto per le sue radici; è infatti un'espressione di base latina, con un sostrato osco che ancora fa sentire vivamente i suoi effetti, e con tantissime perle importate dalle parlate dei popoli invasori: gotico, alto tedesco, longobardo, francese antico, provenzale, fràncone, arabo, francese, spagnolo.
Qua e là, per alleggerire il peso al lettore, sono inseriti componimenti in versi, opportunamente tradotti e commentati, che costituiscono dei veri e propri documenti di lingua parlata.
"Ce stèva 'na vòta"

E' una raccolta di racconti, di indovinelli, di perle appartenenti a un passato in via di estinzione.
Frequenti sono le annotazioni sulle credenze, sulle fantasie, sulle paure, sulle speranze di un popolo modesto che lotta contro le avversità della vita.
Prodotto di un'indagine durata decenni, l'opera è fondata sul ricordo di anziani che rivivono intensamente i cari anni della loro giovinezza; da ciò è scaturito con grande naturalezza il sottotitolo "Nostalgia". Nel corso della narrazione, però, ci si adopera a che l'afflizione non si trasformi in malinconia struggente, ma ceda il posto a un'energia positiva, capace di aiutare a proseguire con più consapevolezza e coerenza lungo il severo percorso della vita.

Sannioecultura: Proverbi per un annoE' una raccolta di 366 prover...

Sannioecultura: Proverbi per un anno
E' una raccolta di 366 prover...
: Proverbi per un anno E' una raccolta di 366 proverbi, distribuiti nei vari giorni dell'anno bisestile, tradotti e commentati con rif...
Proverbi per un anno

E' una raccolta di 366 proverbi, distribuiti nei vari giorni dell'anno bisestile, tradotti e commentati con riflessioni sulla storia e sulle tradizioni del popolo guardiese.
Frequenti sono gli approfondimenti linguistici, chiosati qua e là da accurate indagini etimologiche. Queste ultime, in armonia col forte riserbo degli aforismi, ben evidenziano la conservatività e la preziosità di una cultura che affonda le sue radici nella saggezza degli antichi padri e nell'ossequio a una vita modesta, fondata sul rispetto della natura, della moralità e del sacrificio.