Un’eco altisonante riecheggia nella notte, quasi a ripetere servilmente quanto affermato da una voce in lontananza, dimostrandosi pedissequamente consenziente. Una luce sottile fa capolino nel far della sera, rischiarando e risvegliando gli animi del popolo assopito.Guardia tutta si desta per lasciare che il “verbum” del passato avvolga le parole del presente e consenta di conservare vivo il ricordo e nitide le tracce del tempo che fu.
L’identità locale rivive attraverso il gergo, attraverso i lemmi e le espressioni particolari e, perché no, onomatopeiche che si tramandano da generazioni. Il dialetto è l’anima di un popolo che vuole tenersi strette le proprie radici. Esso riesce a raccontare la storia, a narrare spaccati di vita vissuta per mezzo di termini vetusti e pregni di significato.
Guardia Sanframondi vuole tener traccia delle proprie origini e riesce ad ergerle a punto di forza della modernità grazie all’opera di un grande cultore della lingua, il Prof. Silvio Falato. Già docente di Italiano presso la Scuola Media locale, oggi in pensione, questi è autore di numerosi libri sul dialetto guardiese: da “Proverbi per un anno”, “Nostalgie”, “Ce steva ’na vota” alla raccolta, giunta ora al III tomo, di “Storie di lingua”.
Proprio la presentazione dell’ultimo tomo è stata l’occasione per ritrovarsi, ieri sera, popolo guardiese e non solo, nel giardino pensile del Castello Medioevale di Guardia Sanframondi, in un incontro organizzato nell’ambito della rassegna enogastronomica “Vinalia”.
Il terzo volume è dedicato alla toponomastica, “lo studio scientifico dei nomi di luogo, considerati nella loro origine e significato, nella pronunzia, nell’uso”. “L’autore dell’opera – ha sostenuto Nicola Pigna, dell’Associazione culturale ‘Tre torri’ – vanta tre meriti: l’essere riuscito a codificare in una raccolta il dialetto guardiese, considerandolo ed analizzandolo da un punto di vista fonetico, morfologico e sintattico; l’aver dato al testo una forte valenza divulgativa, che consente un valido approfondimento della lingua ai conoscitori della stessa e l’averla proposta ai non guardiesi”.
L’Associazione “Tre torri” ha poi sottolineato, nelle parole della responsabile delle attività culturali, Elda Maiorani, “come l’avvento della globalizzazione sembra non lasciar posto al dialetto, ma la scrittura attenta e minuziosa del Prof. Falato riesce, senza dubbio, a darvi giusto spazio”.
Dopo i saluti ed i ringraziamenti del Vicesindaco Gabriele Sebastianelli, a nome di tutta l’Amministrazione comunale, e di Concetta Pigna della cantina sociale “La Guardiense”, che ha provveduto alle spese relative al lavoro tipografico, è stata la volta dell’intervento di Oreste Sebastianelli, che ha recitato e commentato la poesia “Il nido”, tratta dall’opera del Falato.
“L’addore d’ miseria” di cui parla l’autore è “espressione alta di commovente poesia: è simbolo di una condizione di miseria non mal sopportata”, ma vissuta con serenità, gioia e spensieratezza. Quegli stessi sentimenti, questi ultimi, che il Falato ha saputo validamente infondere nei suoi appassionati lettori.
Quella del Prof. Falato è una “descrizione piena, lineare che si dilunga e si distacca da quanti hanno in precedenza affrontato la materia, non riuscendo essi a dar sapore ai propri scritti”. Come ha affermato il Prof. Fulvio Labagnara, già professore di latino e greco presso il liceo di Solopaca ed attualmente Preside emerito del liceo “Pico della Mirandola” di Mirandola, “il suo è un linguaggio semplice, talvolta lezioso, adatto non solo ad un pubblico di cultori”. Egli offre una lettura del passato “visto con gli occhi di un bambino che vive con nostalgia la fanciullezza ormai perduta”.
L’autore riesce con maestria ed abilità a regalare al lettore quelle stesse emozioni che egli, in prima persona, vive nel descriverle, scrivendo versi limpidi ed autentici, in un andirivieni di notizie, in un affastellarsi di ricordi, in un insorgere nelle abitudini del popolo guardiese.
Il Prof. Labagnara ha, poi, evidenziato come “addentrandosi nella lettura, si rivivano quasi reali le immagini del passato, compiendo l’autore un lavoro utile principalmente alle nuove generazioni di ricerca affannosa di espressioni che mostrino la nostra civiltà”.
Il Prof. Falato ricorda come “i nostri più lontani progenitori hanno lasciato nel corso della loro esistenza tracce indelebili della loro lingua e della loro cultura nei nomi dei monti, delle grotte, dei corsi d’acqua, dei borri più nascosti (…)”, studiando minuziosamente i quali si spalancano “luminose finestre anche su un passato avvolto nelle ombre più buie”. E allora sì che la toponomastica è allo stesso tempo madre e figlia della storia: “essa la nutre e se ne nutre, in uno scambio fecondo e suggestivo” (Fabio Padoa).
A questo punto della mia digressione, lasciatemi dire ancora due parole su quanto mi lega al Prof. Silvio Falato. Fiera di essere stata sua alunna, conservo forte e pronunciato il marchio dei suoi insegnamenti. Un semplice “grazie” non basta per manifestargli tutta la gratitudine e la riconoscenza per quanto mi ha fatto apprendere; un semplice “grazie” non basta per mostrargli tutta la mia stima ed il mio affetto; un semplice “grazie” non basta per portargli le congratulazioni che, da lassù, quel suo caro amico Fausto mi ha incaricato di comunicargli. Ma è l’unica parola che, in questo momento, riesco a pronunciare:
GRAZIE, Professore! Grazie di cuore!
Morena Di Lonardo




















































Silvio..
Morena