lunedì 6 agosto 2012


falato5Un’eco altisonante riecheggia nella notte, quasi a ripetere servilmente quanto affermato da una voce in lontananza, dimostrandosi pedissequamente consenziente. Una luce sottile fa capolino nel far della sera, rischiarando e risvegliando gli animi del popolo assopito.
Guardia tutta si desta per lasciare che il “verbum” del passato avvolga le parole del presente e consenta di conservare vivo il ricordo e nitide le tracce del tempo che fu.
L’identità locale rivive attraverso il gergo, attraverso i lemmi e le espressioni particolari e, perché no, onomatopeiche che si tramandano da generazioni. Il dialetto è l’anima di un popolo che vuole tenersi strette le proprie radici. Esso riesce a raccontare la storia, a narrare spaccati di vita vissuta per mezzo di termini vetusti e pregni di significato.
Guardia Sanframondi vuole tener traccia delle proprie origini e riesce ad ergerle a punto di forza della modernità grazie all’opera di un grande cultore della lingua, il Prof. Silvio Falato. Già docente di Italiano presso la Scuola Media locale, oggi in pensione, questi è autore di numerosi libri sul dialetto guardiese: da “Proverbi per un anno”, “Nostalgie”, “Ce steva ’na vota” alla raccolta, giunta ora al III tomo, di “Storie di lingua”.
Proprio la presentazione dell’ultimo tomo è stata l’occasione per ritrovarsi, ieri sera, popolo guardiese e non solo, nel giardino pensile del Castello Medioevale di Guardia Sanframondi, in un incontro organizzato nell’ambito della rassegna enogastronomica “Vinalia”.
Il terzo volume è dedicato alla toponomastica, “lo studio scientifico dei nomi di luogo, considerati nella loro origine e significato, nella pronunzia, nell’uso”. “L’autore dell’opera – ha sostenuto Nicola Pigna, dell’Associazione culturale ‘Tre torri’ – vanta tre meriti: l’essere riuscito a codificare in una raccolta il dialetto guardiese, considerandolo ed analizzandolo da un punto di vista fonetico, morfologico e sintattico; l’aver dato al testo una forte valenza divulgativa, che consente un valido approfondimento della lingua ai conoscitori della stessa e l’averla proposta ai non guardiesi”.
L’Associazione “Tre torri” ha poi sottolineato, nelle parole della responsabile delle attività culturali, Elda Maiorani, “come l’avvento della globalizzazione sembra non lasciar posto al dialetto, ma la scrittura attenta e minuziosa del Prof. Falato riesce, senza dubbio, a darvi giusto spazio”.
Dopo i saluti ed i ringraziamenti del Vicesindaco Gabriele Sebastianelli, a nome di tutta l’Amministrazione comunale, e di Concetta Pigna della cantina sociale “La Guardiense”, che ha provveduto alle spese relative al lavoro tipografico, è stata la volta dell’intervento di Oreste Sebastianelli, che ha recitato e commentato la poesia “Il nido”, tratta dall’opera del Falato.
“L’addore d’ miseria” di cui parla l’autore è “espressione alta di commovente poesia: è simbolo di una condizione di miseria non mal sopportata”, ma vissuta con serenità, gioia e spensieratezza. Quegli stessi sentimenti, questi ultimi, che il Falato ha saputo validamente infondere nei suoi appassionati lettori.
Quella del Prof. Falato è una “descrizione piena, lineare che si dilunga e si distacca da quanti hanno in precedenza affrontato la materia, non riuscendo essi a dar sapore ai propri scritti”. Come ha affermato il Prof. Fulvio Labagnara, già professore di latino e greco presso il liceo di Solopaca ed attualmente Preside emerito del liceo “Pico della Mirandola” di Mirandola, “il suo è un linguaggio semplice, talvolta lezioso, adatto non solo ad un pubblico di cultori”. Egli offre una lettura del passato “visto con gli occhi di un bambino che vive con nostalgia la fanciullezza ormai perduta”.
L’autore riesce con maestria ed abilità a regalare al lettore quelle stesse emozioni che egli, in prima persona, vive nel descriverle, scrivendo versi limpidi ed autentici, in un andirivieni di notizie, in un affastellarsi di ricordi, in un insorgere nelle abitudini del popolo guardiese.
Il Prof. Labagnara ha, poi, evidenziato come “addentrandosi nella lettura, si rivivano quasi reali le immagini del passato, compiendo l’autore un lavoro utile principalmente alle nuove generazioni di ricerca affannosa di espressioni che mostrino la nostra civiltà”.
Il Prof. Falato ricorda come “i nostri più lontani progenitori hanno lasciato nel corso della loro esistenza tracce indelebili della loro lingua e della loro cultura nei nomi dei monti, delle grotte, dei corsi d’acqua, dei borri più nascosti (…)”, studiando minuziosamente i quali si spalancano “luminose finestre anche su un passato avvolto nelle ombre più buie”. E allora sì che la toponomastica è allo stesso tempo madre e figlia della storia: “essa la nutre e se ne nutre, in uno scambio fecondo e suggestivo” (Fabio Padoa).
A questo punto della mia digressione, lasciatemi dire ancora due parole su quanto mi lega al Prof. Silvio Falato. Fiera di essere stata sua alunna, conservo forte e pronunciato il marchio dei suoi insegnamenti. Un semplice “grazie” non basta per manifestargli tutta la gratitudine e la riconoscenza per quanto mi ha fatto apprendere; un semplice “grazie” non basta per mostrargli tutta la mia stima ed il mio affetto; un semplice “grazie” non basta per portargli le congratulazioni che, da lassù, quel suo caro amico Fausto mi ha incaricato di comunicargli. Ma è l’unica parola che, in questo momento, riesco a pronunciare:
GRAZIE, Professore! Grazie di cuore!
Morena Di Lonardo
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2 Risposte

  1. Sei stata una delle poche che è riuscita a farmi veramente commuovere. Grazie per la sensibilità mostrata nei miei confronti e tanti complimenti per l’articolo, coerente e preciso nella struttura e incisivo e armonico nella forma. Non mi potevo aspettare altro da una allieva che è stata tra le più valide tra quante ho avute nella mia lunga esperienza di insegnante. Si vede che hai scritto col cuore e ti ringrazio e ti abbraccio.
    Silvio..
  2. redazione Dice:
    Grazie mille per le belle parole. Ne sono onorata.
    Morena

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Il Professore Falato affascina col suo "addore d' miseria" 
Studioso, unico, appassionato del dialetto di Guardia Sanframondi
all'interno il filmato con l'intervista e servizio fotografico

di Enrico Cavallo

Ho incontrato a Guarda Sanframondi Silvio Falato.
E' professore, ora in pensione, e per tanti anni ha insegnato alla Scuola media di Guardia. Oggi sono venuto ad ascoltarlo per la presentazione del suo "Storie di lingua".
Con la cornice di un pubblico delle grandi occasioni e con gli intervenuti che hanno seguito con attenzione tutto l'incontro, immedesimandosi del tutto in quello che si ascoltava.
E d'altra parte si è parlato anche di personaggi presenti all'incontro, che hanno contribuito in qualche modo ad arricchire le ricerche del Professore Falato.
Sì, perchè, il lavoro del Professore Falato è prima di tutto un lavoro di paziente ricostruzione di tutte le particolarità del dialetto di Guardia Sanframondi, grazie alle testimonianze "dirette", in particolare da parte degli anziani del paese.
E tra questi, la stessa madre del Professor Falato, che ha contribuito più degli altri a far crescere il desiderio di comprendere meglio le singolarità del dialetto guardiese.
E da tanti anni di studio vengono fuori le testimonianze dirette di un dialetto basato su 11 vocali e 24 consonanti, individuate mediante esempi concreti che si tramandano nei secoli.
A partire da antiche iscrizioni su pietra che presentano per esempio le "u" con un puntino in mezzo alle due asticelle verticali, dando quindi anche dimostrazione di una piena consapevolezza delle "diversità", nel significato, nella pronunzia, nella fonetica.
Diversità che Guardia ha conservato per la sua particolarissima condizione geografica in quanto "area laterale", rispetto sia alla provincia di Benevento che a quella di Caserta a cui era associata in passato, ma anche per essere "area maggiore" rispetto ai paesi limitrofi rispetto ai quali ha sempre conservato una certa leadership.
In più Guardia è arroccata intorno al suo Castello, cosa che ha ancora di più accentuato il senso di appartenenza alla propria comunità ed ha reso più facile la conservazione della propria identità e la resistenza agli influssi esterni. Fatto è che oggi, grazie all'infaticabile opera del nostro Professore, del dialetto di Guardia sono tracciate regole, norme, fonetica, un insieme di dettagli e particolarità che per secoli sono stati tramandati solo oralmente.
Particolarità ed unicità che oggi sono raccolte e documentate sistematicamente nei lavori del professore, assolutamente unici nel panorama nazionale e non solo.
Ma Silvio Falato, con i suoi studi, i suoi racconti, con le sue poesie è anche interprete di quell'orgoglio che lega tutti i Guardiesi. E non a caso il libro presentato stasera, ma anche quelli precedenti, sono stati realizzati grazie al contributo economico di imprenditori locali, proprio a dimostrazione che tutti hanno a cuore la conservazione delle tradizioni del paese, fatto dalle particolarità del proprio dialetto, ma anche di uno spirito religioso che qui tocca punte - anche queste - del tutto particolari ed uniche al mondo, come accade durante i riti settennali.
Non mancano accenti di grande spessore umano e quando, da una poesia del Professore, viene fuori il verso "l'addore d' miseria", tutti quelli della mia generazione capiscono di cosa si stia parlando.
E sono gli stenti, le incertezze economiche che hanno toccato tutti nell'immediato dopoguerra, che hanno finito per unire ancora di più le famiglie alimentando, con gesti semplici e sinceri, grandi valori umani.

Bene, non resta che ascoltarlo di persona, il nostro Professore.
Ancora una volta, complimenti a te, Silvio !
















































Ctg tradizioni, commenti 2, visto 64 volte


2 commentitop
n.79 - ha scritto Silvio Falato  06-08-2012 16:11:06   
Caro Enrico,
grazie per la tua disponibilità e per le tue belle parole. Mi devi scusare se ieri sera non ho potuto dedicare molto tempo al nostro antico rapporto di amicizia, ma, come certamente hai notato, le circostanze hanno consentito poco. Ho dovuto subito andare via anche perché il relatore, che era in macchina con me, era atteso da ospiti a casa. L'articolo è proprio bello e mi congratulo con te.
n.80 - ha scritto Enrico Cavallo  06-08-2012 16:28:15   
Caro Silvio,
io sono poco propenso alle smancerie e sono venuto a sentirti perchè ero convinto che avrei assistito ad una cosa "unica" nel suo genere;
così è stato, come tu stesso confermi;
hai documentato con caparbietà e sistematicamente il dialetto di Guardia, il "tuo" dialetto, unico al mondo;
ed anche questa, se permetti, è una cosa unica che nessuno aveva fatto prima;
meritavi quindi tutto lo spazio che ti abbiamo dedicato;
e poi, rimani sempre un vecchio amico, uno che riconosce ed apprezza l'«addore d' miseria», ed anche questa è una cosa se non unica, piuttosto rara;
complimenti ancora, e non mancherà occasione di rivedersi, stanne certo !

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