mercoledì 30 novembre 2011

Proverbio del giorno 1 Dicembre


" 'N'aprìte r'wòcchje a re attìlle"
"Non aprite(forzandoli)gli occhi ai gattini"

Se con forzature apriamo gli occhi ai gattini prima del tempo, ne subiremo sicuramente svantaggi, in quanto si metteranno subito a compiere azioni per noi fastidiose o dannose; così, nel senso figurato, mai bisogna insegnare ai giovani malizie o cose più grandi di loro; ma soprattutto non bisogna mettere i vicini nelle condizioni di conoscere nostri difetti o situazioni che porterebbero a loro vantaggi e a noi danni. Ne approfitterebbero, con nostro grande detrimento.

Osservazioni linguistiche:
Attìlle: s. m. pl. "gattini"; plurale di "wattìlle"= il gattino, dove la "w" è la "u" consonantizzata dell'articolo "rù", passata a iniziale del nome per concretizzazione. Al plurale l'articolo è "re"(da un precedente "ri") e la "u"  non c'è più. "Gattino"  è diminutivo di "gatto", dal latino medioevale "gattus", a sua volta dal classico "cattus"

martedì 29 novembre 2011

Proverbio del giorno 30 Novembre

" 'Nkarìsce, fjérre, ka téngwe 'n'àqwe da vènne"
"Rincara(aumenta di prezzo)o ferro, che tengo un ago da vendere"

Il proverbio mette alla berlina il diseredato che si atteggia a fare pronostici sul valore del denaro o ad auspicare movimenti economici e di borsa agli alti livelli internazionali, senza pensare che, data la sua miseria, per lui non ci sarà nessun pratico beneficio.

Osservazioni linguistiche:

àqwe: s. f. "ago"; latino "acus". In guardiese, bisogna notare, il termine è di genere femminile; infatti diciamo: "S'è rròtta l'àqwe" = "Si è rotto l'ago". Come mai? Il termine è stato sottoposto dal parlante al fenomeno della concrezione dell'articolo, con cui  l'ago è diventato *la ago (scambiando la "a" iniziale del nome per la "a" finale dell'articolo e assumendo quindi il genere femminile), e poi "l'ago", lasciando femminile il genere. 
Al plurale, seguendo la tradizione popolare latina *àcora (con plurale neutro in -ora) passa al genere nutro e fa "l'àkura"= gli aghi.

lunedì 28 novembre 2011

Proverbio del Giorno 29 Novembre

"La bbélla zìta 'nchjàzza se 'mmarìta"
"La bella ragazza in piazza si marita"

Come la bella ragazza trova marito appena esce di casa e fa una passeggiata in piazza, così qualsiasi prodotto, quando è di ottima qualità, trova immediatamente il compratore.

Osservazioni linguistiche:
Zìta: s. f. "donna da sposare" nel guardiese più antico, "sposa" in quello più moderno. Deriva dall'italiano antico *cita, da un precedente "cìtta", forma abbreviata di "piccitta"= piccolina, quindi "giovane". 

venerdì 25 novembre 2011

Proverbio del giorno 26 Novembre

"Se pìgliene chjù mòske ku 'na  'òccja de mèle ke ku 'na vòtte d'acìte"
"Si pigliano più mosche con un goccia di miele che con una botte d'aceto"

Il senso figurato del proverbio ci vuole insegnare che con la gentilezza e i metodi persuasivi sicuramente si riesce ad ottenere molto di più che con i modi violenti e costrittivi. Non dimentichiamo le soddisfazioni che danno i genitori quando, vedendo migliorare i loro figli discoli e poco impegnati,  dicono del loro insegnante: "L' ha saputo veramente prendere!"

Osservazioni linguistiche

òccja: s. f. "goccia"; è prestito dall'italiano "goccia" (a sua volta dal latino "gutta"); la "g" iniziale si è prima aspirata e poi sembra essere scomparsa, ma essa è sempre lì, come dimostra l' impossibilità di praticare l'elisione ("la òccja" non può diventare *l'òccja, nè " 'na òccja può passare a *'n'òccja.);

acìte: s. f. "aceto"; latino "acetum", passato dal genere neutro al genere femminile a causa della concrezione dell'articolo; *l'acetum è diventato *la cetu (infatti la "a" iniziale è stata scambiata per finale dell'articolo e da esso catturata). *La cetu è passato poi a *la citu e infine per discrezione a "l'acìte". In guardiese conserviamo sempre il genere neutro per questo lemma; infatti diciamo: "E' bbòna kest'acìte!"

giovedì 24 novembre 2011

Proverbio del giorno 25 Novembre
"Rròbba trevàta, mèz'arrebbàta!"
"Roba trovata, mezza rubata!"

Proverbio di grande valore etico, che addirittura spinge colui che abbia trovato qualcosa ad andare alla ricerca di  chi l'ha smarrita, per non avere sulla coscienza il peso di avere commesso un furto. Cose di altri tempi, di quando cioè in ogni Comune era funzionale l'Ufficio Oggetti Smarriti!

Osservazioni linguistiche:
Rròbba: s. f. "roba"; prestito dall'italiano "roba" (con raddoppiamento di origine popolare di entrambi le consonanti) a sua volta dal germanico "rauba" = preda;

arrebbàta: "rubata"; forma participiale del verbo "arrebbà", prestito composto di "ad" e  "rubare", con cambio di preposizione rispetto all'italiano "derubare". L'origine del termine "rubare"  è il germanico "raubon" e il raddoppiamento delle due consonanti avviene in tutto il meridione.

mercoledì 23 novembre 2011

Proverbio del giorno 24 Novembre


"Sànte Magnòne è nàte prìma de re Salvatòre"
"Santo Mangione è nato prima di Gesù Salvatore"

Da tempi immemorabili, già prima che Gesù scendesse dal Cielo per salvarci dal peccato, è esistita la corruzione, quella cattiva bestia che fa dispensare illegalmente favori in cambio di elargizioni di grosse somme di denaro. Si consolino i nostri cari rappresentanti del potere e della politica! Non sono infatti i primi né i soli a farsi calamitare dalla diavoleria del vile metallo; non dimentichino però il termine "diavoleria", con tutte le conseguenze possibili e immaginabili che ci possono essere prima e dopo il trapasso.

Osservazioni linguistiche:
Magnòne: nome proprio maschile, costruito, come accrescitivo, sul verbo "magnà", forma meridionale del toscano "mangiare"(a sua volta dal francese "manger", evoluzione del latino "manducare") passato prima a *manjàre , poi a *magnare e infine a "magnà".


martedì 22 novembre 2011

Proverbio del 23 Novembre

"R'amìqwe spìsse è kòm'a re fùgge: è bbéll'a magnà e màl'alleggerì"
"L'amico spesso è come il fungo: è bello mangiarlo ed è cosa dolorosa digerirlo."

Il rapporto di amicizia è una cosa bella; ma spesso l'amico, che all'inizio del rapporto ha dato tanto conforto e soddisfazioni , col tempo, diventa noioso e fastidioso, e non è molto facile sopportare la sua vicinanza e i suoi interventi.

Osservazioni linguistiche:
Fùgge: s. m. "fungo"; latino "fungus". Lo schiacciamento o palatalizzazione della gutturale "g", diventata irregolarmente "gj", è dovuto al fatto che il termine latino, nella sua evoluzione nella parlata meridionale, si è rifatto sul plurale "fungi", anziché sul singolare "fungus";

alleggerì: v. tr. qui nel significato di "digerire". E' il verbo italiano "alleggerire", formato su "leggero", con estensione semantica. "Alleggerì" è un prestito dal toscano, altrimenti la "gj" si sarebbe naturalmente evoluta in "j"(confronta "gelata" > "jelàta). L'aggettivo italiano "leggero", che sta alla base di "alleggerire", deriva invece dal francese antico "legier", a sua volta dal latino  "leviarius", costruito su  "levius", quello che ha dato l'italiano antico "leggio", arrivato da noi come prestito nella forma "ljéggje".

lunedì 21 novembre 2011

Proverbio del Giorno 22 Novembre
"Tànta njénte accedjérne a Francìsqwe re vastàse"
"Tanti niente ammazzarono Francesco il facchino"

Tanti piccoli problemi, impedimenti ed esigui logoramenti, accumulandosi col tempo l'uno sull'altro, possono arrecare seri danni, come avvenne al povero facchino Francesco, che, caricato di tante piccole some, finì per soccombere sotto il loro globale peso eccessivo.

Osservazioni linguistiche:
Vastàse: s. m. "facchino"; latino popolare "vastasus", costruito sul classico "bastum" = basto, soma, carico che si porta addosso.

domenica 20 novembre 2011

Proverbio del giorno 21 Novembre

"Tàgljame màne e pjéta, ma mànneme a merì 'mmjéz'a re mjéja"
"Tagliami mani e piedi, ma mandami a morire in mezzo ai miei"

"Straniere genti, l'ossa mie rendete
allora al petto della madre mesta."
Così gridava il grande poeta di Zante, per evidenziare come sia grande desiderio dell'uomo finire i giorni nel seno della propria terra, e, noi aggiungiamo, anche a costo di essere sottoposto a pesanti torture.

Osservazioni linguistiche:
"Pjéta": s. m. pl. "piedi"; plurale di "pète", dal latino "pedem", che al plurale presenta l'evoluzione "e" > "je"  per metafonesi.

sabato 19 novembre 2011

Proverbio del Giorno 20 Novembre

"E' méglje sénte remòr'è katène ke swòn'è kampàne".
"E' meglio sentire rumore di catene che suono di campane".

Il proverbio era molto in voga fino alla fine degli anni '50, quando, a causa delle condizioni economiche disagiate e dei troppo bassi livelli culturali, scoppiavano continuamente liti feroci tra famiglie o singoli cittadini, che spesso sfociavano in risse con morti o feriti. Per tale ragione si aveva a che fare spesso con la legge e con le condanne alla detenzione; e appunto a quest'ultima fa riferimento il nostro proverbio, sottolineando che la galera è sicuramente da preferirsi alla morte, che fra tutti i mali è senza dubbio insuperabile.

venerdì 18 novembre 2011

Proverbio del Giorno 

"La fèmmena è kòm'a la kampàna: se ne la tekkulìglie nen zòna"
"La donna è come la campana: se non la tocchi continuamente(se non la palpeggi) non suona"

Valido consiglio di chi è esperto dell'arte di amare: la donna ha grandi capacità nella divina "ars amatoria", ha però bisogno di essere sollecitata, perché per natura è restia a prendere iniziative.

Osservazioni linguistiche:
Fèmmena: s. f. "donna"; latino "femina" = donna;

kampàna: s. f. "campana"; latino "(vasa) campana" = vasi di bronzo campano, della Campania, terra di origine di tali strumenti;

tekkulìglje: 2° persona sinolare, ind. pres. del verbo "tekkuljà" = toccare continuamente; è intensivo di "teqqwà" = toccare, dal latino medioevale "toccare", costruito sulla onomatopeica *tocc. "Toccheggiare" in Tommaseo è usato nel significato di "suonare a rintocchi", in D'Alberti nel senso di "palpeggiare".  

giovedì 17 novembre 2011

Proverbio del giorno 18 Novembre


"A chi se fa pentòne re qwàne re pìscja 'nqwòlle"
"A chi si fa puntone (a chi si mette in angolo) il cane gli piscia addosso)

Per comprendere il significato letterale del proverbio occorre spiegare bene che cosa significhi quel "pentòne". Accrescitivo di "punta", indica l'angolo estremo della stanza o della strada, quello che sta più isolato rispetto al tutto e che, una volta  occupato, mette in uno stato di emarginazione. Lo troviamo usato nelle espressioni "s'è mmìsse a pentòne" = si è ritirato in un angolo e sta sulle sue, "stònqwe a pentòne" = sto in un angolo della strada, sotto la finestra dell'amata e, disperato, aspetto un suo cenno di condivisione d'amore. "La pontonera" , nel napoletano di qualche decennio fa, era la prostituta che era solita trattenersi "all'angolo della strada". Nell'italiano antico "il puntone" era lo sperone fortificato soprattutto delle città costiere. Dopo questa premessa diventa più facile comprendere anche il significato figurato del proverbio; evidenzia esso che chi si isola, si emargina, soprattutto a causa del suo carattere docile e remissivo, sarà costretto a sopportare continuamente le violenze degli altri, soprattutto dei prepotenti. E' in sostanza un'esortazione a farsi valere.  

mercoledì 16 novembre 2011

Proverbio del Giorno 17 Novembre

"Pàne ku r'wòcchje, kàse sénz'wòcchje e vìne ke te fa kaccjà r'wòcchje!"
"Pane con gli occhi, cacio senza occhi e vino che ti fa spalancare gli occhi"

Per mangiare bene e in maniera salutare bisogna avere a disposizione tre cose fondamentali:
1) Pane ben lievitato, quindi con fori(gli occhi) abbastanza ampi;
2) formaggio ben rappreso e compatto, quindi senza fori (gli occhi);
3) vino che con la sua genuinità fa spalancare gli occhi per la meraviglia.
Come si sapeva vivere bene una volta!

Osservazioni linguistiche:
Wòcchje: s. m. "occhio"; latino "oculus", passato a *oclus > *oclu > *occhju > "wòcchje";

kàse: s. n. "cacio"; latino "caseus", passato al genere neutro, come dimostra l'articolo "le" di "le kàse". Il termine è diffuso in tutta l'area meridionale, dove il più moderno "formaggio"(dal francese antico "formage", a sua volta dal latino tardo "formaticum", costruito su "forma", per la forma del pezzo di formaggio) non ha attecchito.


martedì 15 novembre 2011

Proverbio del giorno 16 Novembre

"Pàne assùtte, dentatùra sàna"
"Pane asciutto, dentatura sana"

Chi a causa dell'indigenza è costretto a mangiare continuamente pane senza companatico si ritrova la consolazione di avere denti sani, in quanto non mastica ingredienti che possano favorire la carie. In sostanza il proverbio vuole sottolineare che chi dal punto di vista dell'alimentazione conduce una vita spartana sicuramente si troverà in un buono stato di salute.

Pàne: s.n. "pane". E' il latino "panem", vocabolo maschile che  in guardiese passa al genere neutro, come tanti altri vocaboli che indicano la quantità e non l'individualità; infatti diciamo "le pàne" con l'uso evidente dell'articolo neutro "le".

assùtte: agg. "asciutto". E' il latino "ex-suctus" a cui la preposizione "ex" è stata sostituita con "ad" e il termine è diventato prima *adsuctus e poi "assùtte".

lunedì 14 novembre 2011

Proverbio del giorno 15 Novembre

"Pùnnete re mìre pe' qwànde te vène la sète"
"Conservati la mela per quando ti viene la sete"

Bisogna essere previdenti nella vita e non sciupare inutilmente i beni di cui si dispone; possono infatti arrivare momenti di ristrettezze e di bisogni e per queste circostanze occorre conservare ciò che la buona sorte ci fornisce. Il proverbio ricorda la morale della nota favola "La cicala e la formica".

Osservazioni linguistiche:
pùnnete: imperativo del verbo "se pònne", forma riflessiva di "pònne" = porsi, ma soprattutto "conservare per sé". E' il latino "ponere" = porre, riporre;

"mìre": s. m. "mela"; è il latino "melum", il nome dell'albero passato al frutto e mutato di genere, dal neutro al maschile. Il plurale "mela" dà il toscano "mela". Al plurale in guardiese ritorna il genere neutro con "le mèla".

domenica 13 novembre 2011

Proverbio del giorno 14 Novembre

"A qwàne ke fa vjécchje la vòlpe re pìscja 'nqwòlle"
"A cane che fa vecchio la volpe gli piscia addosso"

Dal punto di vista figurato, il proverbio è un empito di commiserazione nei confronti del vecchio, che, avendo ormai perduto tutta la sua vigoria e la sua importanza nel quadro dell'organizzazione sociale e politica, non fa paura più a nessuno, diventando oggetto di dileggio da parte dei più sfrontati.

Osservazioni linguistiche:

Pìscja: verbo, da "piscjà" = pisciare; quest'ultimo deriva dal francese "pisser" del XII secolo, costruito su una base espressiva *pisc, documentata in tutte le lingue romanze;

'nqwòlle: avverbio di luogo "addosso"; sarebbe letteralmente "in collo", quindi sulla spalla, addosso. Si ricordi l'espressione " 'nqwòlle 'nkòssa"  (letteralmente "in coscia sul collo") = a cavalluccio.

sabato 12 novembre 2011

Proverbio del giorno 13 Novembre

"La méglje vìta è kèlla 'e re vakkàre: pe' tùtta la jernàta manègljane zìzze e denàre".
"La miglior vita è quella dei vaccari: per tutta la giornata hanno tra le mani mammelle e denari".

E' un'esaltazione della prosperosa attività dell'allevamento del bestiame, accompagnata dal malizioso riferimento ai piaceri che può dare una vita trascorsa tra donne e denari.

Osservazioni linguistiche:
Vakkàre: s. m. "vaccaro",voce costruita sul latino "vacca" = vacca, mucca;

manègljane: verbo, da "manejà" = maneggiare, mettere mano, palpare; voce costruita su "màne" = mano. Suo derivato è il sostantivo "manjàta"= masnada.  

venerdì 11 novembre 2011

Proverbio del giorno 12 Novembre

"Ogge  'nfeghùra, demàne  'nzepeldùra!"
"Oggi in figura, domani in sepoltura"

All'evidente significato letterale se ne  unisce uno figurato molto interessante, perché pregno di meditazione filosofica; infatti viene evidenziato che, mentre si è al colmo della notorietà (quell' "in figura" ci fa vedere perfino la foto sul giornale) e del successo, improvvisamente, nel giro di un solo giorno, ci si trova morto e sotterrato. Quanto effimera è l'esistenza di noi poveri uomini!

Osservazioni linguistiche:
'Nfeghùra: corrisponde all'italiano "in figura"; "figurare" al normale significato di tradizione  italiana unisce quello francese di "comparire" "esistere" e qui pare che voglia dire proprio questo. E' comunque il latino "figura", con la stessa radice di "fingo - is - fingere";

'nzepeldùra: equivale all'italiano "in sepoltura" e deriva dal latino "sepultura"= l'atto del seppellire; è un termine che troviamo raramente, quasi soltanto in questo proverbio, perché "seppellire" nel nostro dialetto si esprime con "atterrà" = mettere sotto "terra". Il termine " 'nzepeldùra" è sicuramente una voce dotta, trasmessa dal latino attraverso il linguaggio della Chiesa.

giovedì 10 novembre 2011

Proverbio del giorno 11 Novembre:

" 'Nce sta mèle sénza mòske"
"Non ci sta miele senza mosche"

Il significato figurato del proverbio vuole mettere in evidenza l'attrazione che esercita negli uomini la bellezza femminile; infatti non esiste donna avvenente che non sia sempre circuita da spasimanti corteggiatori.

Osservazioni linguistiche:
Mèle: sostantivo che in guardiese conserva il suo genere neutro latino; infatti diciamo: "le mèle" = il miele, con l'evidente uso dell'articolo determinativo neutro "le" al posto del maschile "re". Il termine è il latino "mel-mellis", che da Roma a salire diventa "miele" e in tutto il Meridione "mèle".

martedì 8 novembre 2011

Proverbio del giorno 10 Novembre


"L'amòre e re cetrùle vànn'a la pàre: dòcj'è la pònta, ma re kùre è 'màre!"
"L'amore e il cetriolo vanno alla pari: dolce è la punta, ma il culo(la punta estrema) è amaro!"

Il rapporto d'amore che si stringe con la donna del cuore, una volta condiviso, sembra far toccare il cielo per la gioia; ma ben presto, purtroppo, ci si convincerà che non è tutto fiori e rose; infatti, ribadisce il nostro proverbio, esso, alla pari del cetriolo, all'inizio si rivelerà piacevole, ma alla fine risulterà amaro e indigesto.

Osservazioni linguistiche:
Cetrùle: s. m. "cetriolo"; latino medioevale "citrolus", evoluzione del più antico *citriolum, costruito su "citrium", da "citrum" = cedro. E' evidente che la forma italiana "cetriolo" continua *citriolum e quella guardiese "cetrùle" è erede di "citrolus";

pònta: s. f. "punta"; forma participiale di "pògne" = pungere, dall'italiano antico "pognere"(registrato in Jacopone da Todi), a sua volta evoluzione toscana di "pugnere", forma metatetica del latino "pungere". A questo punto ci si chiede: come si spiega l'attuale italiano "pungere"? E' senza dubbio un voce dotta(presa direttamente dal latino dall'uomo di cultura) e l'evoluzione naturale del verbo latino dovrebbe essere "pògnere";

'màre: agg. "amaro". Esempio di aferesi (soppressione di una vocale o sillaba iniziale di parola) dal latino"amarus".  

Proverbio del 9 Novembre

"Qwàn'e chjanghjére tròva sémpe 'n'wòsse"
"Cane di macellaio trova sempre un osso"

All'evidente significato letterale del proverbio bisogna aggiungere quello figurato, che senza dubbio è di notevole interesse; evidenzia infatti che chi scodinzola intorno a personaggi politici o economicamente forti sicuramente riuscirà a procurarsi almeno la fetta quotidiana di pane per non morire di fame. Il proverbio, quasi dimenticato negli ultimi decenni soprattutto grazie ai vantaggi del boom economico degli anni sessanta, è ritornato alla ribalta in questo clima politico di basso impero che ci stanno facendo vivere. Purtroppo si torna indietro.

Osservazioni linguistiche:
Chianghjére: s. m. "macellaio". Il termine è denominale di "chjàngha" = macelleria, dal latino "planca", che era la "pietra a base larga", posta all'ingresso della bottega, su cui veniva poggiata la testa dell'animale da ammazzare. In guardiese dobbiamo ricordare i derivati "chjangòne" = grossa zolla di terra e "chjangaròla", l'antica trappola per gli uccelli, consistente in una grossa pietra che in seguito a uno scatto finiva per abbattersi sull'uccello tratto in inganno con il cibo-esca.   

lunedì 7 novembre 2011

Proverbio del giorno 8 Novembre

"Chjù le vìne è dòce, chjù l'acìte è forte"
"Più il vino è dolce , più l'aceto è forte"

Al di là dell'utilità dell'insegnamento che dà in campo enologico, il proverbio è interessante per il suo messaggio figurato: non bisogna stuzzicare tanto le persone calme e mansuete; una volta prese dalla rabbia, possono esse diventare più feroci e pericolose degli altri. 

Osservazioni linguistiche:
 Chjù: avv. "più"; latino "plus"; nota come il gruppo consonantico "pl" diventi "pi" in toscano e "chj" nel meridione; cfr. latino "plangere" > toscano "piangere" > meridionale "chjàgnere";

vìne: s, neutro "vino"; latino "vinum", che in guardiese ha conservato il genere neutro, come dimostra l'articolo determinativo "le" (da "illud" = quello) che lo acccompagna;

acìte: s. f. "aceto"; latino "acetum" (da una radice "ac" = essere pungente; cfr. "acer" = acre, "acus" = ago). In guardiese "acìte"  passa al genere femminile; infatti diciamo "è bbòna kèst'acìte". Il cambio di genere è  causato dalla concrezione e discrezione dell'articolo; infatti  *l'acìte(neutro) diventa prima *la cìte, in cui la prima sillaba viene scambiata per l'articolo determinativo e il termine passa al genere femminile dell'articolo stesso,  e infine ritorna a "l'acìte", ma il genere è ormai mutato.


domenica 6 novembre 2011

Proverbio del giorno 7 Novembre

"La bbélla zìta  'nchjàzza se mmarìta"
("La bella signorina in piazza trova marito")

La bella ragazza trova marito con estrema facilità: è sufficiente che esca di casa e faccia una passeggiatina in piazza, e immediatamente lancerà il colpo di fulmine su qualcuno tra i suoi tanti ammiratori. Alla stessa maniera qualsiasi prodotto, sia esso dell'agricoltura, dell'artigianato o dell'industria, se è di ottima qualità troverà di sicuro e subito il compratore.

Osservazioni linguistiche:

Bbèlla: agg. "bella"; è femminile del latino "bellus", che in epoca tarda sostituì il classico "pulcher". "Bellus"  è forma sincopata di *benulus, da un precedente *bonulus, diminutivo di "bonus" = buono; 

zìta: s. f. "sposa", "giovane sposa", qui più genericamente "ragazza"; deriva da un precedente "cita", forma affievolita di "cìtta", femminile di "citto", voce infantile costruita su *citt = piccolo; cfr. il siciliano "piccitto" = ragazzino;

se mmarìta:.v. rifl. "si marita", costruito su "marito", denominale di "mas-maris" = maschio. 


sabato 5 novembre 2011

Proverbio del giorno 6 Novembre


"La megljère, bbèlla o brùtta kòme sìja, màje ku màskure 'nkumpagnìja!"
"La moglie, sia che sia bella sia che sia brutta, mai in compagnia di un altro maschio!"

Il proverbio, mosso da spirito di gelosia, consiglia di tenere sempre lontana dai maschi la propria donna, anche se purtroppo non è tanto bella. Si evitano così brutte sorprese.
Il concetto viene reso bene anche dall'altro proverbio nazionale "Non mettere la legna vicino al fuoco, che si incendia".

Osservazioni linguistiche:

megljère: s. f. "moglie"; è il latino "mulierem" = donna, passato al significato di moglie. La tradizione italiana "moglie" è continuazione del nominativo "mulier", mentre la tradizione meridionale "mogliera" "megljère" è continuazione dell'accusativo.

màskure: s. m."maschio"; latino "masculus", diminutivo del classico "mas-maris", che gli studenti ricordano bene tra le eccezioni della III declinazione. Nell'evoluzione latino > toscano la prima "u" di "masculus" è caduta e si è avuto *masclus, poi, per evoluzione di "cl" in  "chi",  > *maschiu e infine "maschio". In  guardiese la "u" è rimasta illesa, ma la "l"  si è evoluta in "r" per influenza della strato preindoeuropeo siculo-sicano. 

venerdì 4 novembre 2011

Proverbio del giorno 5 Novembre

"Kàsa fàtta e vìgna pòsta, nen ze pàha qwànte kòsta".
"Casa fatta e vigna posta, non si paga quanto costa".

La costruzione di una casa e l'impianto di un vigneto costano denaro e sacrifici immensi, sì che si è convinti  che né per la prima né per il secondo, volendo poi procedere alla vendita, si riuscirà a recuperare quanto speso.

Osservazioni linguistiche:

Kàsa: s. f. "casa"; latino "casa" = casupola, termine riferito alla abitazione del povero, contrapposto al classico "domus", con cui si indicava l'abitazione del signore. Il vocabolo "casa" ha avuto massima fortuna nella lingua volgare italiana, proprio perché facente parte dell'espressione popolare(teniamo presente che il toscano o lingua italiana è figlia diretta del volgare latino); il classico "domus" è passato a indicare la "Casa del Signore", il "Duomo". Il plurale del guardiese "la kàsa"  è  "le kàsera"; passa quindi al genere neutro col suffisso collettivo "òra" 

giovedì 3 novembre 2011

Proverbio del giorno 4 Novembre

"Kàne ku kàne nen ze mòzzekane"
"Cani con cani non si mordono"

All'evidente significato letterale dobbiamo aggiungere quello figurato, mirante a colpire gli appartenenti all'alto ceto e a quello dirigenziale. Fra loro potranno nascere diverbi, potranno schierarsi su sponde opposte dal punto di vista politico, ma, in caso di bisogno, sapranno fare sempre combutta per proteggersi a vicenda e soprattutto continuare la loro vita di vessatori. Realistica e pungente è la comparazione con i cani.

Osservazioni linguistiche:

Kàne: s. m. pl. "cani"; plurale di "qwàne", dal latino "canem", accusativo di "canis-canis". La "c" iniziale è divenuta "qw" per influenza della "u"  di "ru" (articolo determinativo maschile singolare, corrispondente all'italiano "il" e "lo"), nascosta nello "scevà"(vocale dal timbro evanescente)del precedente "re"; quindi *ru kàne è diventato "re qwàne". Al plurale l'articolo cambia, scompare la "u" e si ha prima *ri kàni  e poi "re kàne";

mòzzekane: verbo "mezzekà" = morsicare", latino "morsicare", forma frequentativa costruita su  "morsus", participio di  "mordeo-es" = mordere.


mercoledì 2 novembre 2011

Proverbio del Giorno 3 Novembre


A vintun'òre la pànza fa remòre.
(Alle ore ventuno la pancia fa rumore)

Quando si è arrivati alle nove di sera e ancora non si è provveduto a cenare, il ventre comincia a reclamare con i suoi brontolii.
Il proverbio diventa più comprensibile se si tiene presente che nella realtà contadina la cena si anticipava di parecchio: al tramonto del sole erano tutti a tavola.

Osservazioni linguistiche:
pànza: s. f. "pancia"; il termine ci è giunto attraverso il francese antico "pànce" e nel meridione si alterna al sinonimo "trìppa".L'italiano "pancia"invece è da collegare al latino volgare *panticia,( plurale neutro di "pantex - panticis") passato per sincope(caduta interna della sillaba "ti") a "pancia".

martedì 1 novembre 2011

Proverbio del 2 Novembre:

"Cèna kòrta, vìta lònga".
"Cena corta, vita lunga". 

Il proverbio propone un suggerimento igienico-salutare sicuramente molto valido. Lo hanno sempre sperimentato le persone più anziane, che dalle nostre parti sono solite dire che, se a cena si sono mantenute leggere, la mattina successiva si alzano vispe e agili come un uccellino.

Osservazioni linguistiche:


Cèna: s. f. "cena"; è il latino "cena" = pranzo principale della giornata, che nell'età più antica si faceva verso mezzogiorno e in epoca più tarda poco prima del tramonto. La voce latina "cena" è evoluzione di una forma anteriore "cesna", che insieme all'osco "cenis", risale all'indoeuropeo *kert-sna, che significa "porzione"; era quindi la "porzione" di cibo che si mangiava a mezzogiorno o a sera. Ancora oggi in  lituano "kertù"  significa "io taglio", "io faccio le porzioni";

kòrta: agg. "corta", femminile di "kùrte"= corto. E' il latino "curtus-a-um"; ha alla base la radice indoeuropea *ker (che abbiamo visto in *kert-sna") che significa "tagliare". Tra "kùrte"  e "kòrta" bisogna notare il gioco dell'apofonia;

lònga:  agg. "lunga", femminile di "lwònghe" = lungo. E' il latino "longus-a-um", panromanzo. Anche tra "lwònghe" e "lònga" gioca la metafonesi.
Da oggi puoi seguire sulla mia Bacheca di Facebook i "Proverbi dell'Anno Secondo"