domenica 25 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 31 Dicembre 

Ki nen zùta e nen travàglja nen po' sténne la tewàglja
Chi non suda e non travaglia non può stendere la tovaglia

Corrisponde al noto proverbio nazionale "Chi non lavora non mangia". Anche qui la cultura popolare ricorre a concetti più concreti e ad espressioni che evidenzino con forza i  caratteri della fatica(sudore e travaglio) e quelli del mangiare(lo stendere sulla tavola della tovaglia).
E' con questo auspicio ad impegnarci con costanza in tutte le nostre attività, chiudiamo il secondo anno di pubblicazione dei proverbi, sperando di avervi trattenuto in una conversazione piacevole e di avere compiuto un lavoro utile alla conservazione e diffusione della nostra cultura popolare. Ci rivedremo su altro argomento.
Proverbio di domani 30 Dicembre


"Ki pìglja la vìja de mjéze nen kàte màje"
"Chi prende la via intermedia non cade mai"

E' un'esortazione a non fare mai nella vita scelte rischiose e indirizzate verso mete singolari e lontane dalla consuetudine. Più agevole e senza pericoli è il percorso modesto e misurato, insomma "in medio stat virtus". 
Proverbio di domani 29 Dicembre

"Kèlle ke nen seccète ént'a n'ànne seccète ént'a n'òra"
"Quello che non succede in un anno succede in un'ora"

In un momento, quando meno te lo aspetti, può accadere quello che (temuto e non desiderato, ma anche auspicato e quindi atteso) non è accaduto per lunghissimo tempo.

giovedì 22 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 28 Dicembre

"Sùle re fèssa se pìgljane la megljère a prònta kàssa e la dòta 'nkredénza"
"Solo i fessi si prendono la moglie a pronta cassa (come i contanti) e la dote a credito"

Il significato letterale del proverbio rispecchia un mondo che fortunatamente oggi non c'è più; infatti è giustamente scomparsa la stessa dote, che un tempo svolgeva un ruolo fondamentale nel momento del fidanzamento. Comunque accettiamo l'insegnamento che il proverbio ci vuol dare dal punto di vista figurato: 
Stolto è colui il quale in un affare qualsiasi s'impegna ad accollarsi subito gli inconvenienti del negozio effettuato e accetta di godere in futuro quelli che saranno i vantaggi dell'affare stesso.  
Proverbio del Giorno 27 Dicembre

"Se maletjémpe addavère vo' fa',  ku re vjénte de sòtta edd'akkumencja' "
"Se maltempo davvero vuol fare, col vento di sotto deve cominciare"

Quello "di sotto" dalle nostre parti è il vento proveniente dal sud, lo scirocco, chiamato anche "vento di marina". E' portatore di acqua abbondante e quindi di vero maltempo.
Proverbio del Giorno 25 Dicembre

"Sànte 'ncjéle e kàrta 'ntérra!"
"Santo nei Cieli e carta sulla terra!"

Era la formula che si pronunciava quando, per liberarsi delle figure dei Santini ridotte in cattivo stato, le si buttavano sul fuoco, accompagnando il gesto con un segno di croce. 
Innato terrore del sacro!

domenica 18 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 24 Dicembre

"Tre kkòse arrewenjérne a Zi' Perqwòke: la tavérna, le fèmmene e re jwòke"
"Tre cose rovinarono Zio Percoco: la bettola, le donne e il gioco"

Il vino, il vizio delle donne e quello delle carte sono i tre mali che possono portare l'uomo alla rovina.


Proverbio del Giorno 23 Dicembre

"Sàna sanà, sàna sanà: kòm'è venùte akkussì se ne va"
"Guarisci guarire, guarisci guarire: come è venuto(il male) così se ne va"

Quando un bambino, in seguito a una caduta o a un urto, accusava dolore a qualche parte del corpo, premurosa arrivava la mamma e, effettuando un accurato massaggio sulla parte dolorante, cercava di mantenere calmo il malcapitato con la recita della suddetta formula. 
Era anche un mezzo per non ricorrere subito all'uso di medicine. 
Proverbio del 22 Dicembre

"La allìna se spènna mòrta"
"La gallina si spenna morta"

Avviso perentorio agli eredi, soprattutto di un congiunto ricco: bisogna avere la pazienza di aspettare che avvenga la morte del genitore o parente, per cominciare  a mettere mano ai suoi beni.
Proverbio del Giorno 21 Dicembre

"La làna, qwànde nen se vàtte, s'ammataràzza"
"La lana, quando non si batte si immaterassa(resta compressa)"

Come la lana del materasso, se non viene di tanto in tanto battuta e sfilacciata (operazione che richiedeva tempo e fatica) perde tutta quanta la sua morbidezza, così il difetto, se non viene corretto subito(e la correzione di un tempo prevedeva botte)può degenerare in vizio.

Osservazioni linguistiche:
S'ammataràzza: verbo costruito sul sostantivo "mataràzze", prestito dall'italiano "materasso", a sua volta dall'arabo "matrah" = luogo in cui è gettata o giace qualcosa.

mercoledì 14 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 19 Dicembre

"Da 'ne màle pahatòre scèppa sémpe kelle ke pwòje"
"Da un cattivo pagatore strappa sempre quello che puoi"

Se si è finito sotto le grinfie di qualcuno che di solito lascia insoluti i propri debiti, ci si preoccupi di prendere quello che si può e si sia contento, perché quel poco comunque rappresenta un guadagno rispetto al niente che si rischia di ottenere.

Osservazioni linguistiche:
 "Scèppa": v. tr. da "sceppà" = strappare; latino volgare"excerpare", dal classico "excerpere"= staccare, strappare, composto di "ex" e "carpere".

lunedì 12 dicembre 2011

Proverbio dl Giorno 18 Dicembre

"Da 'ne kòre de kunìglje 'ncj'àja ì màje pe' kunzìglje"
"Da un cuore di coniglio non ci devi andare mai per consiglio"

Quando si devono affrontare situazioni difficili e ingarbugliate, non bisogna mai chiedere consigli a un pauroso o vile, in quanto non sarà mai in grado di offrire un aiuto concreto che vada al di là della sua vigliaccheria.

Osservazioni linguistiche:

Kunìglje: s. m."coniglio"; prestito dall'italiano "coniglio", a sua volta dal latino "cuniculus" = cunicolo, per le gallerie che è solito scavare.

domenica 11 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 17 Dicembre

"Fàtte re ljétte ka nen sàj'a ki aspjétte, arrecétta la kàsa ka nen sàje ki tràse"
"Rifatti il letto chè non sai chi aspetti, rassetta la casa chè non sai chi entra"

La buona massaia, fin dal primo mattino, deve preoccuparsi di rifare il letto e di tenere ben ordinata la casa, perché improvvisamente qualche componente della famiglia può sentirsi male e avere quindi bisogno del letto, e inaspettatamente può giungere un ospite al quale occorre presentare la casa ordinata e pulita.

Osservazioni linguistiche:
Arrecétta: v. tr. 3° sing. di "arrecettà" = rassettare, sistemare, mettere a posto definitivamente e anche "morire"; confronta l'espressione "s'è arrecettàte re fjérre" = ha sistemato, messo a posto i ferri(del mestiere) ed è passato a miglior vita". E' l'italiano antico "arresettare", derivato dal latino "ad" - "receptare", frequentativo di "recipio-is-recepi-receptum-recipere";

tràse: v. intr. "entrare"; dal latino "trans-ire" = andare attraverso, penetrare, passato a *trànsere e poi a *trasere e a "tràse"

sabato 10 dicembre 2011

Il gioco "Une  'mpònt'a luna"

Gioco appartenente per lo più all'area molisana e campana, era molto praticato a Guardia soprattutto negli anni '50. Era formativo sotto tutti i punti di vista: allenava fisicamente istruendo nel salto, esercitava la memoria col suo formulario, abituava alla recita e alla mimica con le sue rappresentazioni sceniche.
Vi potevano partecipare da due a un numero indeterminato di ragazzi, non c'era bisogno di grandissimi spazi (era sufficiente anche un tratto di vicolo) e si svolgeva nel modo seguente:
Il designato dalla conta ("il ragazzo che va sotto", così era denominato) si piazzava, stabilmente fermo, al centro di uno spazio predeterminato, piegando in avanti testa e parte superiore del corpo quasi ad angolo retto; la parte restante dei giocatori si allineava a una distanza di sette o otto metri e a turno,ognuno, dopo una breve rincorsa, saltava, a mo' di cavallina, sul compagno che stava sotto, stando molto attento ad obbedire alle regole seguenti: 
a)  Saltare il più alto possibile, poggiando le mani sulla schiena del compagno e cercando di superare l'ostacolo senza toccarlo minimamente nelle altre parti del corpo; 
b) Recitare, prima del salto, ad alta voce e senza sbagliare, la formula di rito che adesso illustreremo;
c) Assumere nel migliore dei modi possibile, nel corso del salto e dopo, la posizione dettata dalla formula del gioco.
Chi veniva meno ad una di queste prove "andava sotto", sostituendo quindi il compagno designato dalla sorte. 
Il formulario del gioco comprendeva le seguenti 21 espressioni simboliche:
- Une: 'mpònt'a lùna ("Uno, in punta alla luna": l'articolo "a" per"la" ci dice che non è guardiese);
- Due: monto il bue ( formula italiana):
- Tre: la fìglja 'e re rré (espressione guardiesizzata);
- Qwàtte: tjéne la fàcce kòm'a 'na àtta (espressione guardiesizzata);
- Cinqwe: attòrne karamélle ku le màne pe' ttèrra( bisognava saltare, cadendo con le mani a terra,                                   fingendo di raccogliere qualcosa);
- Sèje: pjèt'in kròce(bisognava saltare poggiando a terra i piedi incrociati);
- Sètte: 'e ppirulétte(termine preso in prestito, con articolo non guardiese; bisognava, dopo il salto, mimare delle piroette);
- Otte: 'o karrarmate(l'articolo non è guardiese; saltando, invece dei palmi delle mani, si premevano sul dorso del compagno i pugni chiusi, avvitandoli, per mimare il modo di procedere del carrarmato);
- Nove: ti poso la sella(durante il salto si lasciava sul dorso del compagno il proprio fazzoletto- di stoffa- per il naso, che a quei tempi, nonostante la miseria, ognuno portava ben custodito nella propria tasca; oggi, invece, sostituito da quello di carta, fa sì che i ragazzi, che naturalmente non si pigliano la briga di portarsi sempre appresso il pacchetto, ritornino troppo spesso alla turpe condizione di marfùse[moccioso]. Nel depositare il fazzoletto, bisognava stare molto attenti a non occupare molto spazio, per riservarne in maniera adeguata agli altri partecipanti al gioco);
- Dieci: me la riprendo(ciascuno nel saltare si riprendeva il proprio fazzoletto, stando attento a non scambiarlo con quello degli altri e a non farne cadere nessuno per sbadataggine);
- Undece: re pùce(saltando si piegavano i pollici sul dorso del compagno, mimando lo schiacciamento delle pulci);
- Dùdece: 'Mmakulàta(formula inspiegabile, dato che l'Immacolata cade il giorno 8. Probabilmente all'origine era "la kulàta", quella di cenere e acqua bollente del bucato;
- Tridece: Sànt'Antònje;
- Qwattòrdece: 'o takkétte(durante il salto bisognava avere la capacità di dare un calcetto sul seder del compagno);
- Qwìndece: 'a tammurrélla(l'articolo non è guardiese; bisognava, saltando, dare due colpi col palmo delle mani sul dorso del compagno, mimando il suono del tamburo);
- Sìdece: 'a kulacchjàta(ricordarsi che nella smorfia il numero sedici è il "sedere"; durante il salto si dava un colpo di sedere sulla schiena del compagno;
- Dicjassétte: la metràglja(dopo il salto ognuno colpiva il malcapitato compagno con una raffica costituita da due schiaffi sulla schiena e un calcio nel sedere; e occorreva una bella abilità, perché bisognava darli in contemporanea, come una "raffica di mitraglia";
- Dicjòtte: 'o kannòne(dopo il salto ognuno dava col proprio sedere un colpo su quello del compagno);
- Dicjannòve: la letterìna, e ddòppe te la pùre skrìve(era di solito il momento più lungo del gioco, in quanto ogni partecipante, dopo il salto, mimava la composizione di una lettera sulla schiena del compagno che stava sotto, schiena che fungeva da foglio; e allora ci si sbizzarriva in prolungate scritture, mettendo a mal partito il compagno, in quanto virgole, punti, punti interrogativi, punti esclamativi e altri segni, sempre abbondantissimi, erano rappresentati da pugni o premute di dita. Constatate come il gioco abituava anche al saper comporre);
- Venti: soldatini sull'attenti (bisognava cadere in posizione di "attenti", cosa non facile);
- Ventuno: soldatini di piombo(il gioco si faceva molto difficile, in quanto dopo il salto ognuno doveva rimanere immobile, conservando la stessa posizione in cui era caduto dall'altra parte, finché non saltavano tutti gli altri; naturalmente ci si preoccupava che i più abili saltassero per primi, andando ad assumere le proprie posizioni negli angoli più lontani e dando così la possibilità ai più deboli di fruire di spazi più vicini e più comodi, in prossimità di "chi stava sotto". Quando nessuno sbagliava, il gioco, con quest'ultimo numero, si chiudeva con un quadro bellissimo: ogni partecipante era raccolto in un particolare atteggiamento statico, come avviene nei quadri misterici.
Proverbio del Giorno 16 Dicembre

"Ki sta apprjéss'a r'avveqwàte pérde tùtte re deqwàte"
"Chi sta appresso agli avvocati perde tutti i ducati"

Le liti finite in tribunale durano anni e non si vede mai il momento della loro risoluzione; sempre più cospicuo naturalmente diventa l'onorario dell'avvocato, che con le sue continue richieste di danaro(per spese di corte?) ci spennerà come polli.

Osservazioni linguistiche:
Deqwàte: s. m. "ducato", antica moneta in uso nella Repubblica di Venezia e nel Regno di Napoli. Prese il nome da "duca" il "doge"(di Venezia, naturalmente) la cui effigie era rappresentata sulla moneta. 

mercoledì 7 dicembre 2011

Proverbio del giorno 14 Dicembre

"Re màle pahatòre va cerkénne skùse"
"Il cattivo pagatore va cercando scuse"

Il proverbio è riferito per lo più a coloro che hanno contratto un debito e che per natura sono poco disponibili a saldarlo. Essi sono alla continua ricerca di pretesti o giustificazioni con se stessi e con il creditore per rimandare il più possibile la restituzione del debito.

Osservazioni linguistiche:
Skùse: s. f. pl. "scuse"; dall'italiano "scusa", a sua volta dal latino "ex-causa"= pretesto, motivo.
Proverbio del giorno 13 Dicembre

"Rròbba trevàta, mèza arrebbàta"
"Roba trovata, mezza rubata"

Proverbio di grande valore etico, spinge addirittura a ricercare colui che ha smarrito qualcosa per restituirgli quanto trovato. Si pensi che una volta erano molto funzionali nei diversi Comuni gli uffici "Oggetti smarriti". Quanta involuzione c'è stata in quest'epoca moderna!.

Osservazioni linguistiche:  
Arrebbàta: aggettivo verbale "rubata"; è forma participiale di "arrebbà" = rubare. Si deve considerare un prestito dall'italiano, che a sua volta ha alla base il germanico "raubon"= predare dell'armatura il nemico.

martedì 6 dicembre 2011

Proverbio del 12 Dicembre

"Qwànde la kaudàra vòlle, mèna sùbbete re makkarùne"
"Quando la caldaia bolle versa subito i maccheroni"

Nei momenti favorevoli bisogna sapere approfittare ed essere rapidi nell'intervenire, per volgere a nostro vantaggio l'occasione.

kaudàra: s. f. "caldaia"; latino tardo "caldaria", neutro plurale di "caldarius", passato a sostantivo. Alla base c'è l'aggettivo "calidus-a-um" = caldo;

mèna: v. intr. e tr. "tira", "lancia", "butta", "soffia"(del vento); da "menà", latino "minare"= spingere avanti;

makkarùne: s. m. pl. "maccheroni"; alla base c'è il latino "maccare" = ammaccare, dato che i primi maccheroni erano dei grossi gnocchi "ammaccati" col dito nella loro longitudine.

domenica 4 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 11 Dicembre

"Pe' magnà: fatìka e stjénte; pe' kakà nen ce vo' njénte"
"Per mangiare: fatica e stenti; per defecare non ci vuole niente"

Per procurarsi il cibo necessario a vivere, bisogna sottomettersi a fatiche spesso insostenibili; per smaltirlo invece il cibo, non c'è bisogno di alcuno sforzo; ma il vero insegnamento del proverbio sta nel suo senso figurato, che vuole ammonire gli scialacquatori, mettendoli in guardia con la seguente osservazione: state attenti che per procurarsi una certa sicurezza economica sono necessari sacrifici e tempi lunghi; lo stesso patrimonio, però, se non si è oculati si dissolve in un momento e con un niente.
Proverbio del Giorno 10 Dicembre

"Fàcce sénza kulòre: o è fàuze o è tradetòre"
"Faccia senza colore: o è falso o è traditore"

I colori del viso denotano il carattere della persona e sono specchio dei suoi sentimenti. Il proverbio esorta a non fidarsi dei tipi dal volto emaciato e pallido, in quanto riservano brutte sorprese.
Proverbio del Giorno 9 Dicembre

"Pe'  n'àcene de sàle perdémme la menéstra"
"Per un chicco di sale perdemmo la pietanza di verdura"

E' un rimprovero fatto a coloro i quali, nell'ultima fase dell'opera intrapresa, si mostrano così poco disposti al sacrificio o al fare ulteriori ultime spese, da mandare a monte tutto il lavoro fatto in precedenza.

Osservazioni linguistiche:
Menéstra: s. f. "verdura"; la "menéstra" da noi indica qualsiasi tipo di verdura, a differenza delle altre parti d'Italia, in cui indica generalmente il primo piatto di riso o di pasta cotta in brodo. Il termine deriva dal latino "ministrare" = servire.
Proverbio del Giorno 8 Dicembre

"Pe re màle vestùte ce pénza Dìje"
"Per coloro i quali sono inadeguatamente vestiti ci pensa Dio"

E'  piuttosto un auspicio, una preghiera, rivolta all'Onnipotente, che sicuramente nei momenti di maggiore bisogno provvederà a proteggere coloro i quali si trovano in uno stato di massima indigenza.
Proverbio del Giorno 7 Dicembre

"Qwànde la kàrne è kòtta, è chjù fàcele skarnà l'òssa"
"Quando la carne è cotta, è più facile (spolpare) togliere la carne dagli ossi"

All'evidente significato letterale si unisce quello figurato, che fa notare che più facilmente si raggiungeranno i propri scopi se si ha la pazienza di aspettare il momento più propizio per intervenire.

sabato 3 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 4 Dicembre

"Se t'àja  'mbrejakà, 'mbrejàkate almène de vìne bbwòne!"
"Se ti devi ubriacare, ubriacati almeno di vino buono!"

Il senso figurato del proverbio vuole mettere in evidenza che, eventualmente si è fatta una scelta riprovevole o illegale, è meglio che la si porti a compimento nel migliore dei modi, così se ne trarranno massimi vantaggi e soprattutto massima soddisfazione.

Osservazioni linguistiche:
 "Se 'mbrejakà": v. rifl. "ubriacarsi"; costruito sull'aggettivo " 'mbrjàqwe" = ubriaco, poggiano entrambi sul latino tardo "ebriacus", dal classico "ebrius". Alla base c'è la voce "bria" = recipiente per il vino.  

venerdì 2 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 3 Novembre

"R'avàre è kòm'a re pwòrqwe: è bbwòne dòppe mwòrte"
"L'avaro è come il porco: è buono dopo morto"

L'utilità di un parente avaro si sperimenta solo dopo la sua morte, grazie alle ricchezze che ha lasciato; infatti, finché è in vita, sicuramente non porterà vantaggio alcuno.

Osservazioni linguistiche:
Pwòrqwe: s. m. "porco", "maiale"; latino "porcus". E' interessante notare che in greco il nostro animale si dice "rèncos", da cui il guardiese "rèccja" = stia, casetta del maiale.

giovedì 1 dicembre 2011

Proverbio del Giorno 6 Dicembre

"Tàta vàtt'a me e i vàtt'a re cjùccje"
"Babbo dà percosse a me e io do  percosse  all'asino"

Troppo spesso i subordinati pagano colpe non proprie e subiscono punizioni senza aver commesso alcuna colpa; proprio come capita al nostro povero asinello, che viene preso a bastonate solo perché il giovane padroncino deve sfogare la rabbia accumulata con le busse prese dal padre.

Proverbio del Giorno 5 Dicembre

"Nè ffèmmena nè ttèla, a lùme de kannèla"
"Nè femmina(qui per fidanzata) nè tela, a lume di candela"

Le scelte importanti, come quella della donna della propria vita, ma anche del tipo di stoffa da usare per il proprio corredo e del proprio vestiario, vanno fatte alla luce del sole; gli eventuali difetti non vengono fuori se si ha a disposizione soltanto la debole luce della candela e si può incorrere in amare sorprese.

Osservazioni linguistiche:
Si noti il raddoppiamento delle iniziali dei termini "fèmmena" e "tela"; esso è causato dalla "c" finale della negazione latina "nec", che è caduta, ma fa sentire sempre la sua influenza; (c'è sempre uno spazio da riempire e viene colmato dalle iniziali raddoppiate dei termini che seguono).



Proverbio del Giorno 2 Dicembre
"Nenn'è tùtte òre kèlle ke llùce"
Non è tutto oro quello che risplende

Spesso siamo ingannati dall'apparenza e , sotto il velo della bellezza, della ricchezza o della efficienza, si possono nascondere sconcezza, miseria o disfunzione. Tutto sta a tenere gli occhi bene aperti e a non lasciarsi irretire.

Osservazioni linguistiche:
Llùce: forma con iniziale raddoppiata di "lùce" = risplende, dal latino "lucet" da "lucere", costruito su "lux-lucis" = luce.